Thornbird(19)
?Gabriel Thorn aveva una figlia. Dovrebbe avere più o meno la tua età.?
Per un istante il cuore si ferma, e poi inizia a martellarmi nelle orecchie, sovrastando il cinguettio degli uccelli.
?Ah.? In qualche modo, riesco a sembrare disinvolta. ?Che fine ha fatto??
?Non lo so. Sarà stata adottata da una famiglia a caso.?
Alzo le spalle. ?Beh, non sono io. Mio padre vive in Europa e sono sicura al 99,9% che non abbia ucciso nessuno. Il tuo??
Zed ridacchia. ?Credo che anche il mio abbia la coscienza pulita. Meglio così.?
Non so neanche come ci riesco, ma gli sorrido. ?Meglio così.?
7
Free the Sparrows
QUANDO arrivo a casa, sono sull’orlo di un attacco di panico. La passeggiata nel bosco per tornare alla macchina e il seguente viaggio in auto non mi hanno calmata affatto. Continuavo a ripensare alle parole di Zed. Come si fa a rallegrarsi tanto per una tragedia? L’evento che mi ha distrutto la vita è diventato l’hobby preferito di un gruppo di psicopatici su internet.
Corro dentro casa e mi sbatto la porta alle spalle. Solo allora, tiro un sospiro di sollievo.
?Ehi, tutto bene?? chiede una voce mentre calcio via le scarpe infangate e mi tolgo la camicia di flanella.
? Connor, che si è affacciato dalla cucina.
?Ah, niente. ? solo che...?
?Ti ha inseguita un orso?? conclude per me, ridendo.
Alzo un sopracciglio. ?Perché, ci sono orsi da queste parti??
?Qualcuno sì, ma se ne stanno per conto loro. Jazzy ne ha visto uno. Una volta sola, tipo. O così dice. Ma la conosci, è melodrammatica. ? più forte di lei.? Alza il cucchiaio che ha in mano. ?Colazione??
Annuisco e lo seguo in cucina. Oggi si è messo la tuta, e ha il solito aspetto di uno che si è appena alzato dal letto.
Ormai l’ho capito, la vibe ?zero sbatti? è proprio nel suo stile.
Si butta su uno degli sgabelli dell’isola e si trascina davanti una ciotola piena di cereali. In effetti, non mi dispiacerebbero. Maggie si ostina a prepararci colazioni abbondanti e sostanziose prima di andare a scuola, ma il più delle volte assaggio giusto qualche pezzetto freddo di bacon grazie alla mia serrata routine di incubi e fotografie all’alba. In realtà, sono più una da cereali.
Prendo una ciotola dalla dispensa e Connor mi passa il cartone di Cheerios. ?Dov’è la zia Maggie??
?? sabato. ? tipo il giorno di punta degli agenti immobiliari. Fa sempre le visite il sabato mattina.?
?Ah. Figo. E gli altri??
?Jazzy agli allenamenti. L’ha accompagnata mamma. Papà sta facendo delle robe qui in ufficio, ma tra poco va alla Home.?
?La Home??
?Sì, la Anders Home. Fa il consulente per i giovani a rischio.? Sposta lo sguardo su di me. ?Programmi per il weekend??
?No. Non conosco ancora nessuno.?
?Beh, loro conoscono te. Non si parla d’altro, in città. Tutti che chiedono della ragazza nuova.?
Mi irrigidisco. ?Sei serio??
?Serissimo. Alcuni della squadra ti hanno già messo gli occhi addosso.?
So che non dovrei darci peso, ma la curiosità è più forte di me. ?Chi??
?Qualcuno dei ragazzi.? ? vago in quel modo irritante che solo i maschi sanno usare.
Non mi prendo il disturbo di fare altre domande. Tanto è meglio non sapere le risposte. ? la storia della mia vita: meno so, meglio è. Ecco perché è stato da stupidi andare alla baita.
Non vuoi vedere dove ha fatto fuori la moglie? C’è ancora la macchia di sangue a terra, in camera loro...
Dio. Come si fa a gasarsi per una cosa del genere?
Connor mi distoglie dai miei pensieri cupi: ?Ti senti bene? Sei sbiancata?.
Evito il suo sguardo preoccupato. ?Sì. ? solo che pensavo a...?
Al fatto che, se voglio lasciarmi il passato alle spalle, questo non è il posto giusto per farlo.
Non mi viene in mente nessuna scusa, quindi mi limito a fissare la ciotola di Cheerios. Affondo le O con il cucchiaio.
?Immagino. Pensavi a tua madre, no??
Sbatto le palpebre. Penso sempre a lei. Adesso ancora di più, considerando che mi sono trovata a pochi passi dal punto in cui è stata orribilmente uccisa. Ma Connor non si riferisce alla madre di Gabrielle Thorn. ? la madre di Ryan che è morta da poco, mentre ero in collegio in Svizzera. Una tragedia. Un incidente stradale.
?Sì. Pensavo all’incidente? mento. ?Forse... se fossi stata lì, avrei potuto salvarla.?
I suoi occhi si riempiono di compassione. Odio quello sguardo. Gli sto dicendo una cavolata, non dovrebbe compatirmi.
Per fortuna viene distratto dal telefono che aveva mollato lì vicino. Noto il nome che lampeggia sullo schermo, Sam, e la foto sullo sfondo: Connor in divisa da football, di fianco a un ragazzo nero in dolcevita e pure più alto di lui. Di sicuro è stata scattata a bordocampo dopo una partita, considerando che Connor è tutto sudato e ha ancora le striscette nere sotto gli occhi. Sorridono entrambi.
Nascondo un sorriso a mia volta. Connor ignora la chiamata. ?Guarda che potevi rispondere? lo stuzzico.
?Nah. Adesso sto con te. Lo richiamo dopo.?
?Chi è Sam?? chiedo, sollevata di poter cambiare discorso. ?Viene a scuola con noi??
?Va alla Brice, nella città qui accanto. ? da questa estate che usciamo insieme. Ci siamo conosciuti a una festa. La settimana scorsa è venuto anche alla partita.?