Thornbird(3)
Si blocca bruscamente. Poverina, si sta agitando da morire. Quasi mi dispiace per lei.
?Non c’è problema? la rassicuro con voce asciutta. ?Puoi dirla quella parola, mostro. Tanto so cos’ha fatto.?
?I gemelli avevano solo nove anni quando siamo tornati? continua. ?Prima avevano vissuto solo a Chicago. Poi la mamma di Dan si è risposata, si è trasferita in Florida e ci ha lasciato una casa meravigliosa... Era un’opportunità da non perdere, capisci? Far vivere i nostri figli in un appartamento tutto risicato, o tra distese di terra all’aria aperta. Era una scelta scontata. Starling è molto meglio, per crescere dei bambini.?
?Allora perché ve n’eravate andati??
Mi ero ripromessa di non affezionarmi a queste persone, considerando che me la filerò di qui non appena prenderò il diploma, ma sono troppo curiosa. La nonna non parlava quasi mai di zia Maggie.
?Poco dopo il matrimonio, Dan ricevette un’offerta di lavoro a Chicago e ci sembrò la scelta migliore.? Fa una pausa. ?Non so quanto tua nonna ti abbia raccontato di quello che è successo tra noi...?
?Assolutamente nulla? intervengo, per aiutarla.
Mi rivolge un sorriso debole. ?Già. Tipico di mia madre. ? la storia più banale del mondo, purtroppo: volevo sposarmi, ma non le piaceva il mio ragazzo. E tua madre si schierò dalla sua parte. Si alzò un bel muro anche tra di noi. Gesù, non immagini che litigate, tutte e tre! Quante parole che non avremmo mai dovuto dire.?
?Mio padre le piaceva, invece?? La domanda mi sorge spontanea. ?Cioè, so che le faceva schifo dopo, ma... prima??
Me lo sono sempre chiesto, ma la nonna si rifiutava di parlare di mio padre. D’altronde aveva tutto il diritto di odiarlo. Le aveva tolto sua figlia.
?Diciamo di sì? risponde Maggie. ?Dubito abbia fatto i salti di gioia quando lui vi portò a vivere in quella baita, ma la verità è che tua madre era più contenta così. Sarah passava un sacco di tempo in ospedale. Era un continuo di rumori, pazienti, persone... Le piaceva tornare a casa e godersi la solitudine. Alla fine tua nonna se n’era fatta una ragione, e comunque si sentivano spesso e volentieri. Ogni giorno, credo. Non posso dire che non le invidiassi, ma al tempo ero troppo testarda per cercare di fare pace.?
Tamburella le dita sul volante e punta lo sguardo fuori dal finestrino, solo per un attimo. Poi riprende a parlare, con voce cupa.
?Quando siamo tornati a Starling, per i gemelli non è stato facile. Soprattutto per Connor. Le voci girano in fretta, qui. E in città non ci misero molto a scoprire dello zio. Connor e Jasmine hanno fatto una fatica del diavolo per mettere un punto a quella storia. Idem io e Dan. Quindi, fidati, è meglio se ci atteniamo alla versione che ti ho raccontato.?
Sposto lo sguardo su di lei. ?Va bene.?
?E volevo avvisarti, giusto per evitare brutte sorprese... Da queste parti, Gabriel Thorn è sempre sulla bocca di tutti. In città non si sono mai ripresi. Sono passati dieci anni, ma ne parlano ancora come fosse ieri. Senza contare tutti quei detective di internet che spuntano come funghi e ficcano il naso ovunque perché sono convinti di poter scoprire altri dettagli. Soprattutto adesso che siamo quasi all’anniversario.?
?L’anniversario??
?Il decimo anniversario dell’arresto di tuo pad... di Gabriel.?
Il decimo anniversario della morte di mia madre, intendi?
All’ultimo, trattengo le parole in gola. ?Puoi dire anche quella parola? la rassicuro.
?Quale??
?Padre. So chi mi ha messo al mondo. Tranquilla, zia Mags.? C’è una punta di sfida nella mia voce. Ho scoperto che uno dei modi migliori per mettere alla prova il carattere di una persona è chiamarla con un soprannome che molto probabilmente detesterà. Non appena le parole mi escono di bocca, però, un po’ mi pento di averla stuzzicata. Sembra una persona perbene, solo un po’ fragile...
?Zia Mags?? Getta indietro la testa in una risata. ?Oh mio Dio. Ti prego, chiamami così davanti a mio marito. Sembra uscito da una di quelle orrende serie tv inglesi che gli fa vedere Jazzy.? Continua a ridacchiare. ?? un soprannome osceno. Lo adoro.?
Forse vivere con gli Shipley non sarà poi così male.
?Vorrei...? La risata si affievolisce. Si interrompe, come per cercare le parole giuste. ?Vorrei essere stata più presente nella tua vita, Ryan. Tra me e tua nonna c’era stata una rottura netta, e mi fa male sapere di non aver fatto pace con lei prima della sua morte. ? colpa mia. Dopo tutto quello che è successo con Sarah – con tua madre – non volevo saperne più niente. Ma non era giusto nei tuoi confronti. Io e Sarah litigavamo spesso e volentieri, certo, ma avevamo appena ricominciato a parlarci quando...? Si ferma bruscamente. Si ricompone. ?Tua madre era una donna molto coraggiosa. Voleva solo il meglio per te. ? per questo che quel giorno cercò di andarsene.?
Mi accorgo che mi sto mordendo il labbro inferiore solo quando avverto il sapore metallico del sangue. ? un odore, un sapore, che associo sempre a quella notte, quando ero rannicchiata sotto al letto e speravo solo di sparire.
?Lo so? rispondo, o forse lo penso e basta. Non ho proprio voglia di parlarne. Mi sento male già così.
Girarmi verso il finestrino non aiuta: proprio in quell’istante, una striscia d’acqua blu notte appare in lontananza, nascosta tra gli alberi.
Il lago Sturgeon.
Il posto in cui dicono che mio padre abbia buttato i corpi di tutte le sue vittime, tranne una.