Thornbird(4)
Ho lo stomaco sottosopra. Adesso sto proprio per vomitare.
Ma mia zia allunga la mano e mi stringe il ginocchio sopra i jeans strappati. ?Che bello averti qui, tesoro. I tuoi cugini non vedono l’ora di incontrarti. So che non ci conosciamo bene, ma voglio rimediare. Voglio che tu sia felice, qui.?
Butto giù la nausea e il dubbio che mi serra la gola. Ogni bel ricordo che mi lega a questo posto è rovinato da uno brutto.
Voglio che tu sia felice.
Non lo sono mai stata in tutta la mia vita. E non so come potrei iniziare nella città in cui viveva un mostro.
2
Zio Psycho
GLI Shipley vivono in un enorme ranch in muratura che si estende su un terreno pazzesco. All’inizio, quando ci incamminiamo sul vialetto lungo e tortuoso, non si vede altro che una fitta distesa di alberi, che poi si diradano un po’ alla volta a rivelare una casa. Sembra che stia per essere inghiottita dal bosco. ? pulita e ben tenuta. All’entrata c’è un piccolo pozzo decorativo, con un secchio pieno di fiori viola e un lampione con la scritta FAMIGLIA SHIPLEY.
Mi ci vuole qualche secondo per ricordarmi che anch’io sono una Shipley, ormai.
La versione ufficiale è che sono la figlia del fratello maggiore di zio Dan. Mio padre vive all’estero e in pratica è uno stronzo. Sono qui perché mia madre è morta e a lui non frega niente di me.
?Casa dolce casa? sospira Maggie spegnendo il motore. ?Ti piace? L’abbiamo ristrutturata quando mia suocera si è trasferita in Florida. L’abbiamo rifatta da cima a fondo, abbiamo ampliato il retro...?
Continua a blaterare, ma le parole mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro. So solo che è tutt’altra cosa rispetto all’angusta mansarda dove dormivo prima, nella piccola casa a schiera della nonna in Chew Street, ad Allentown. La casa in cui è morta. Due settimane fa sono tornata da scuola – il primo giorno dell’ultimo anno di superiori – e l’ho trovata seduta sulla sua poltrona reclinabile, proprio come l’avevo lasciata... ma pallida e fredda come il ghiaccio.
?? fantastica.? Mi affaccio sul vialetto di ghiaia.
?Ho detto a tuo zio di prendere del pollo fritto a Maryville, così a cena mangiamo qualcosa di buono. Ti va bene??
Annuisco, nonostante il nodo che mi serra lo stomaco. Mangiare è l’ultimo dei miei pensieri, al momento.
La zanzariera si apre. Ne salta fuori una ragazza dai lunghi capelli scuri, arricciati in morbide onde che le ricadono sulla schiena. Porta dei jeans attillati e un crop top bianco.
?Cugina!? esclama.
Un ragazzo alto, magro e muscoloso, in pantaloni della tuta e maglietta nera, la segue in silenzio. Assurdo, sono due gocce d’acqua.
?Ryan? dice Maggie, raggiante. ?Loro sono i gemelli, Jasmine e Connor. Hanno sedici anni.?
Faccio un mezzo saluto con la mano. ?Ciao.?
?Diciassette tra cinque mesi e tre giorni? le ricorda Jasmine. ?E finalmente potrò prendere la patente.?
Sua madre alza gli occhi al cielo. ?Come se potessi dimenticarlo! Ricordami, Ryan, quanti anni hai??
?Diciassette.?
Jasmine si illumina. ?Quindi hai la patente?? ? un pensiero fisso, allora.
?Ehm, sì, ma non avevo la macchina, quindi...?
?Ci sta. Tanto in Europa vanno tutti in bici, no?? Connor si unisce alla conversazione. ?Immagino che polpacci ti sei fatta, pedalando sulle Alpi.? Abbassa lo sguardo sulle mie gambe.
?Ehm...?
Jasmine si precipita verso di me e mi prende sottobraccio. ?Sono troppo felice che tu sia qui. Da morire. Io e te siamo in camera insieme, okay?? Parla a macchinetta. ?Vieni con me.?
Praticamente mi trascina dentro casa.
?Che cavolo, Jaz. Falla respirare un attimo? la rimprovera Connor seguendoci. ?Ehi, eri vicina alla Germania? Mai stata in qualche locale tedesco??
?Beh... Non propr...?
?O a Parigi? Avrai dei vestiti fighissimi, sicuro. Dici che abbiamo la stessa taglia?? riflette Jasmine, studiandomi da capo a piedi.
?Ragazzi, datele un po’ di spazio? interviene Maggie.
Jasmine la ignora. Mi trascina lungo un corridoio pieno di foto dei gemelli in ogni fase della loro vita: i primi compleanni, le partite di baseball, le vacanze di famiglia al mare. Non ho neanche il tempo di essere invidiosa. Superiamo una cucina piena di elettrodomestici che profuma di biscotti appena sfornati, un altro corridoio, e ci fermiamo solo per voltarci verso l’altro gemello.
?Sparisci, Con? gli ordina Jasmine, poi mi accompagna in una stanza e si sbatte la porta alle spalle. ?? appiccicoso da morire.?
Lancio un’occhiata alla camera da letto in cui siamo entrate. ? il doppio della mia. Noto i pompon rossi e bianchi da cheerleader buttati per terra e un’impressionante collezione di fototessere e biglietti del cinema sparsi sul comò o appesi a una bacheca sopra la scrivania. C’è un letto matrimoniale addossato a una parete e un letto singolo dall’altra parte della stanza.
?? più piccolo del mio, lo so? si scusa Jasmine, seguendo il mio sguardo ?ma più grande non entrava.?
Mi avvicino al letto e poggio lo zaino sul copriletto a quadri. ?Va benissimo. Come spazio basta e avanza.?
?Ho liberato gli ultimi due cassetti del comò e ti ho fatto spazio nell’armadio. Ce l’hai un ragazzo??
Un cambio di rotta così improvviso che sbatto le palpebre, confusa. ?Eh??
Si lascia cadere su una poltrona super imbottita vicino all’armadio e afferra un enorme orso polare di peluche. Si rilassa contro lo schienale e la maglietta si solleva appena, rivelando un accenno di pancia piatta e abbronzata. ?Ce l’hai un ragazzo??