Thornbird(5)
?Non proprio.?
Arriccia il naso. ?Che vuol dire? Ce l’hai o no??
?Vuol dire non proprio. Marco era più uno scopamico.?
?Marco. Oooh, che nome sexy. Cos’è? Spagnolo? Italiano??
?Italiano? rispondo, il che è vero. ? per un sedicesimo italiano da parte di madre. Peccato che sia anche cento per cento americano.
?Dio mio, che figata. Andavi a scuola con lui, in...??
Ed è qui che devo abbandonare del tutto la verità. ?Frequentavo un collegio in Svizzera. Una scuola internazionale per figli di stranieri e diplomatici, quindi c’erano studenti da tutto il mondo.? Alzo le spalle con nonchalance, sperando che non mi faccia altre domande. Ti supplico, non chiedermi di vedere delle foto.
?Wow. ? una vita che vorrei andare in Svizzera. Cioè, assurdo... Un ragazzo europeo? Doveva essere troppo forte. Meglio degli sfigati che girano da queste parti.? Mi guarda in cerca di conferme.
?Non era male.? Un po’ mi emoziona, pensare a lui. A come mi guardava negli occhi, al suo profumo di sapone e menta, al modo in cui mi baciava...
Pensieri che vengono subito scacciati da quel banale Buona fortuna, laggiù che mi ha scritto quando gli ho detto che me ne sarei andata per sempre. Non è venuto neanche al funerale della nonna. Non c’era nessuno della scuola.
?E tu?? chiedo a mia cugina.
?Mah. Non sono tutti tutti sfigati, qui. Un paio di manzi ci sono, eccome. Non saranno sofisticati o sexy come Marco, ma vedrai. Nikki, la mia migliore amica, ha un fratello che fa l’ultimo anno come te. ? il quarterback dei nostri Falcons. Ed è super carino.?
?Non mi dire. Il ragazzo più figo della scuola sarebbe anche il quarterback della squadra di football?? sbuffo. ?I cliché finiscono qui, o è tutto così??
Lei alza le spalle senza reagire al sarcasmo. ?Non vedo l’ora di farti conoscere tutti.? Inclina la testa e mi osserva da capo a piedi, dalla coda di cavallo rosso scuro agli anfibi. ?Quindi cosa ti piace? Hai più le vibes da club della scuola, da sport... da cheerleader?? mi chiede, speranzosa.
Scuoto la testa. ?In Svizzera non c’erano le cheerleader. ? una roba americana, più che altro. E non mi piacciono le attività di gruppo. Preferisco starmene per conto mio.?
Jasmine sembra delusa. Si capisce subito che è il tipo di ragazza a cui piace tutto: fare la cheerleader, i ragazzi, la moda e, a giudicare dal suo trucco impeccabile, anche i tutorial online. Non c’è niente di male, per carità. Ma ho la sensazione che non abbiamo molto in comune.
? solo quando mi dice: ?Che bella collana? che mi accorgo di stringerla di nuovo tra le dita.
?Grazie.? Si avvicina per osservarla.
? un diamante a forma di cuore appeso a una catenina d’argento. In realtà è un piccolo medaglione, ma per capirlo bisogna strizzare gli occhi e cercare la minuscola scanalatura che serve per aprirlo. E poi strizzarli ancora di più per scorgere le piccole iniziali incise all’interno.
G.T.
?G? sta per Gabrielle, non per il nome di mio padre. ? l’unica cosa che possiedo con le mie vere iniziali. Ci sarebbe anche il certificato di nascita, ma la nonna l’avrà ficcato in uno scatolone insieme agli altri documenti. Maggie li ha fatti spostare in un garage dopo la sua morte.
?Attenta? la avverto quando tira la catenina verso di sé. ?Il gancetto è un po’ allentato.?
?? un diamante vero??
?Ehm, sì? ammetto.
Ma è molto più di questo. ? un diamante realizzato con le ceneri di mia madre.
?Un regalo di Marco??
?No. Me l’ha regalato mia nonna.?
Un’altra piccola omissione: la nonna in questione è anche la sua.
?Perché non lo fai aggiustare? Così rischi di perderlo.? Solleva il cuoricino per guardarlo meglio. ?Ma che carino!?
Sorrido. ?Sì. Nonna era fantastica.?
Questa non è una bugia. Dopo la morte di mamma, fu lei a pensare a tutto. Era forte e testarda, e mi ha sempre protetta, facendomi sia da madre sia da padre nonostante i problemi di salute. Non mi stupisce che lei e zia Maggie abbiano litigato. La nonna non aveva vie di mezzo: amava – e odiava – con tutta sé stessa.
Jasmine mette il broncio. ?Mi dispiace. Ho sempre voluto dei nonni che mi viziassero. Nonna e nonno – i genitori di mio padre – non ci chiamano neanche per il compleanno. Vivono in Florida. Nemmeno mi ricordo l’ultima volta che ci siamo visti. I miei se ne stanno molto per i fatti loro, ma non solo perché papà pensava che tuo padre fosse uno stronzo. ? perché, beh... l’altra parte della mia famiglia è fuori di testa? conclude, disegnando un vortice intorno all’orecchio.
Aspetta solo che le chieda altro. Preferirei evitare, ma so che la insospettirebbe.
?Ah, sì??
?Già. Nostro zio è un serial killer.?
Fingo di essere scioccata. Rimango pure a bocca aperta. Spero di non aver esagerato, non sono brava a recitare. ?Sei seria??
?Mm-mmm. Ha fatto fuori sei donne. Cioè, sette. Ha ucciso anche zia Sarah, la sorella maggiore di mamma. Io non l’ho mai conosciuta. ? successo tipo dieci anni fa. Comunque, sapevo che mio padre avesse un fratello, ma fino alla settimana scorsa non sapevo che esistessi tu. Che vivessi in Europa e tutto quanto. Fuori di testa.?
?Già, fuori di testa.?
?Mi dispiace per tua madre.?
Mi mordo il labbro. ?Grazie. ? stato uno shock.?