Thornbird(40)
Sconosciuto: Smettila di cercare. Che riposino in pace.
Mi blocco. Smettere di cercare chi?
I corpi?
? l’unica risposta sensata. A parte la collana, che non smetterò mai di cercare, non mi viene in mente altro. E comunque non c’entro nemmeno, in questa storia. Sta facendo tutto Jasmine, io mi limito a tenerla d’occhio per evitare che finisca nei guai.
Come fa a sapere che stiamo puntando alla ricompensa? E perché non vuole che troviamo i corpi? Chiunque in questo stramaledetto Paese vuole che quei resti vengano ritrovati. Non vedo chi potrebbe opporsi a...
Butto fuori l’aria in un soffio.
Lasciali in pace.
Oh mio Dio.
Non può essere.
O forse sì?
Le mani mi tremano come non mai. Scrivo un altro messaggio.
Io: Papà?
Aspetto tanto. Troppo. Così tanto che inizio a pensare che non risponderà. Ma poi i puntini appaiono di nuovo sullo schermo, seguiti da due messaggi.
Sconosciuto: Smetti di cercare o te ne pentirai.
Sconosciuto: Ricorda... So chi sei, Gabrielle Thorn.
15
? complicato
SO chi sei, Gabrielle Thorn.
Passo il resto della notte su Google a cercare di capire chi mi ha inviato quei messaggi. Provo anche a cercare il numero, ma niente da fare. Probabilmente hanno usato un’app.
Ma com’è possibile che qualcuno sappia chi sono? Sia io sia i miei zii siamo stati attentissimi. Chi l’ha scoperto? Come?
Continuo a pensarci finché non mi sembra di impazzire. ? stata una follia pensare che fosse mio padre. ? nel braccio della morte, dubito che riuscirebbe a mettere le mani su un telefono. A meno che non abbia chiesto a qualcuno di scrivermi al posto suo.
No. ? una possibilità troppo remota, inutile pure prenderla in considerazione. Allora sarà qualcuno della scuola, ma chi?
Chiunque mi abbia inviato quei messaggi sapeva esattamente cosa dire per spaventarmi. Quelle parole ora sono marchiate a fuoco nella mia mente, luminose e irritanti come un’insegna al neon.
Dopo colazione, aspetto che Jasmine e Connor vadano a prepararsi per la scuola e prendo Maggie in disparte. Non sapevo se fosse il caso di parlargliene, ma continuo a ripensare a quello che mi ha detto la prima volta che ci siamo viste. Al fatto che, con il decimo anniversario in arrivo, i sedicenti detective sono persino più accaniti del solito.
Ci nascondiamo nello sgabuzzino e le racconto dei messaggi. Lei aggrotta subito la fronte per la preoccupazione.
?Fammi vedere.?
Abbasso la testa, dispiaciuta. ?Li ho cancellati, ho bloccato anche il numero. Ma non era un numero vero e proprio? aggiungo subito. ?Mi ha scritto da un’app.?
Maggie serra le labbra, pensierosa. ?Okay. Ragioniamo. Senza i messaggi, non c’è molto che possiamo fare. Ti direi di farli vedere allo sceriffo, ma dubito che sarebbe di grande aiuto. E poi quel vecchiaccio parla troppo, quando beve. Preferirei evitare di dirgli chi sei a meno che non sia strettamente necessario.?
?Come hanno fatto a scoprirlo?? le chiedo agitata, mordicchiandomi il labbro inferiore. ?Pensi che... sia stato mio padre a scrivermi??
Maggie indietreggia e scuote con decisione la testa. ?No. ? impossibile, tesoro. Dev’essere un bluff. Qualcuno che cerca di farti confessare chissà cosa. In fondo sei nuova in città e hai suppergiù la stessa età della figlia di Gabriel. Ci aspettavamo che qualcuno potesse fare domande.?
Qualcuno tipo Zed. La prima volta che ci siamo incontrati mi ha chiesto quanti anni avessi e ha nominato la figlia di Thorn. E lo sanno tutti che Zed ficca sempre il naso dove non dovrebbe.
Un bluff. Inizio a sentirmi sollevata. Forse ha ragione, è solo una finta.
?Quindi non facciamo nulla?? insisto.
?Per ora. Ma se ti scrive ancora, dimmelo subito.?
?Okay.?
Maggie mi stringe la spalla ?Andrà tutto bene, Ryan. Terremo d’occhio la situazione.?
Nonostante le sue rassicurazioni, non riesco a seguire una parola durante le lezioni. Ho lo sguardo perso fuori dalla finestra, la mente in subbuglio. Neanche le battute maliziose di Everett nell’ora di scienze politiche mi tirano fuori dal mio loop mentale. Scommetto che Sofia ne sarà felice. E infatti, quando Everett smette di attirare la mia attenzione, intravedo un sorriso soddisfatto sulle sue labbra.
In pausa pranzo riesco a bloccare Jasmine prima che raggiunga i suoi amici dall’altra parte della mensa. ?Ehi? la chiamo, abbassando la voce. ?Per caso hai detto a qualcuno che stai cercando i corpi??
?No. Non sono mica scema.?
La studio per un istante. ?Sicura? Nemmeno a Nikki o a Gillian??
Alza gli occhi al cielo. ?Oh mio Dio, non l’ho detto a nessuno, giuro. Scusa, perché adesso ti interessa tanto??
Cerco subito una scusa plausibile. ?Meno persone lo sanno, più è probabile che riusciamo a prendere la ricompensa, tutto qui.?
?Ovvio. Infatti questa storia deve rimanere tra me, te e Con. ? una missione di famiglia.?
Detto questo, si avvia in tutta tranquillità verso il suo solito tavolo. Resto a guardarla. Non sono convinta: se c’è una cosa che ho capito di Jasmine, è che non è brava a tenere i segreti. Non a caso, so un sacco di cose che non dovrei sapere di certa gente qui a scuola.
Mettiamo che ne abbia parlato con qualcuno. Possibile che sia stato uno dei suoi amici a scrivermi? Nikki, per dire. Ce la vedo a mandare messaggi inquietanti alla gente.