Thornbird(61)
La vista mi si annebbia di nuovo. Mi sforzo di mantenere la calma. ?Non so niente. Mio padre era... Non sapevo neanche cosa avesse fatto, prima dell’arresto.?
?Ti ha addestrata, vero? Per farti diventare la sua piccola complice.?
?Basta così? lo avverte Kulpa. Gli poggia una mano sulla spalla, ma Foster se la toglie di dosso, senza staccare il suo sguardo infuocato da me.
?Lo stai proteggendo? mi accusa. ?Ti avrà fatto giurare di mantenere il segreto, o magari ti ha insegnato a nascondere le prove. Potresti persino essere accusata di...?
?Non ho fatto niente!? La mia voce spezzata riecheggia per tutto l’ufficio. ?Non sapevo cosa avesse fatto e non so dove siano quei corpi...?
?Fermati, Ryan? mi blocca Maggie. ? un avvertimento. Si alza, furiosa come non l’ho mai vista. ?Qui abbiamo finito.?
?Signora Shipley? prova a ribattere Kulpa, ma lei alza una mano per zittirlo.
?No. Se credete che mia nipote sia colpevole di qualcosa, arrestatela. Ma se avete un briciolo di decenza, lasciatela stare. Ha già risposto a troppe domande, per stasera.?
Foster serra la mascella, ma Kulpa annuisce, rassegnato.
?Andiamo? dice Maggie facendomi alzare. Prende sia la borsa sia la busta con la lettera di mio padre.
Quando mi spinge fuori dall’ufficio, sono stordita. Il corridoio ondeggia da una parte all’altra, ma il suo tocco mi dà sicurezza, mi fa sentire ancorata a terra. Mi lascia solo quando arriviamo al pickup per aprirmi la portiera.
Capisco che è furiosa senza neanche guardarla. ?Non ascoltarli, tesoro. Eri solo una bambina. Niente di tutto questo è colpa tua.?
Mi lascio cadere sul sedile del passeggero, le gambe come gelatina.
?Chiudo l’ufficio e andiamo a casa? mi promette, poi si allontana per accompagnare i due agenti in strada. Non so cosa sta dicendo, ma posso immaginarlo. Mi basta guardarli mentre tornano al suv, tesi come corde di violino, per capire che si sono appena beccati un’altra lavata di testa in pieno stile Maggie Shipley.
Tornando a casa, mia zia punta lo sguardo davanti a sé e dice: ?Forse tra qualche tempo la lettera ti sembrerà più sensata?.
Un dolore lancinante mi trafigge il petto. Mi sta chiedendo di rileggerla? Quindi è d’accordo con l’Fbi. Crede che io sia l’unica in grado di rivelare al resto del mondo dove sono nascoste le vittime di mio padre.
Mi viene la nausea solo al pensiero di riavere quella lettera d’addio tra le mani. Di osservare quella scrittura da pazzo, di vagliare le parole una per una nella speranza di decifrarle, di dare un senso agli sproloqui di un folle.
Maggie entra nel vialetto e spegne il motore. Le lancio un’occhiata. ?Non è che potresti metterla...? indico la busta che spunta dalla borsa ?nel tuo ufficio o da qualche altra parte? Non mi va di averla in camera, Jasmine potrebbe vederla.?
?Certo. Fammi sapere se o quando vorrai rileggerla. Ma non forzarti. Prenditi il tempo che ti serve.?
Finalmente, arranco oltre la porta d’ingresso. Sono senza forze. Come se mi avessero strizzato i nervi fino all’ultima goccia e li avessero lasciati ad asciugare. Mi rifugio in camera, a testa bassa. Jasmine mi segue, mi sta addosso, mi tempesta di domande su quello che è successo con Everett. A quanto pare, Nikki le ha detto che sono passata da loro.
Rimango vaga. Su tutto. Sulla chiacchierata con Everett, sulla finta commissione che io e Maggie abbiamo sbrigato in città in vista degli appuntamenti di domenica. Le dico di avere mal di testa e mi metto il pigiama. Solo allora si decide a mollare l’osso. Più o meno.
Mi sono appena infilata sotto le coperte quando dice: ?Siamo ancora d’accordo per sabato, vero??
La mia voce è soffocata dal piumone. ?Sì, certo.? Due parole che mi rimangono incastrate in gola. E l’evidente eccitazione di Jasmine non fa che peggiorare le cose.
Quasi non chiudo occhio. Mi giro e mi rigiro, il volto di mio padre mi torna in mente in mille forme diverse. Quella lettera... Perché? Perché mi ha fatto questo?
Come ha potuto pensare che avrei custodito i suoi preziosi cadaveri? Se anche sapessi dove sono, non li terrei mai nascosti. Tienili al sicuro.
Era pazzo.
Non c’è altra spiegazione. So che gli hanno fatto delle valutazioni psichiatriche. So che è stato dichiarato sano di mente e quindi idoneo alla detenzione in carcere e non in una struttura psichiatrica giudiziaria.
Ma era pazzo. Per forza. Un uomo sano di mente non uccide sette donne. Un uomo sano di mente non chiede a sua figlia di proteggerne i resti.
Faccio di tutto per togliermelo dalla testa, per liberarmi di quei pensieri orribili. Non appena chiudo gli occhi, però, sono di nuovo lì, dentro di me. E mi tengono prigioniera.
24
Genitori morti
LA mattina dopo, mi sento come se fossi stata investita da un camion. Salgo sullo scuolabus con i miei cugini e mi stringo nella felpa, sperando che nessuno mi guardi. Sto giusto per sedermi quando noto un ragazzo qualche fila più avanti: indossa una giacca nera con la foto segnaletica di mio padre stampata sulla schiena. ? quel tipo, Trevor. Membro orgoglioso del fan club di Gabriel Thorn.
Mi rimpicciolisco, cerco di sparire. Non ne posso più di mantenere questo segreto. Di mentire sempre a tutti su ogni minima cosa.
Ormai mi riesce così bene che probabilmente non riconoscerei la verità neanche se ce l’avessi davanti.