Thornbird(62)
Forse è questo che è successo a mio padre. Ha costruito una montagna di inganni. Prima una piccola bugia, poi un’altra, finché non si è ritrovato a vivere una doppia vita. E alla fine, quando è arrivato al limite, le due vite si sono confuse rendendo invisibile il confine tra il padre normale e il serial killer fuori di testa.
Finalmente arriviamo a scuola. Mi viene da vomitare. Barcollo fuori dall’autobus e mi incammino verso l’armadietto. Sono così stordita che non vedo nemmeno dove sto andando, finché non mi scontro con l’ampio petto di Chase Hedlund.
?Continui a seminare distruzione ovunque vai, eh, Shipley??
Esco di colpo dal loop di pensieri in cui ero finita. ?Scusa? mormoro, prima di superarlo.
Purtroppo per me, mi viene dietro.
E mi segue fino all’armadietto. Mi sforzo di trattenere l’irritazione. ?Adesso che c’è? Ho offeso ancora il tuo amichetto del cuore??
?Non lo so. Dimmelo tu. L’hai offeso??
Questa conversazione è frustrante. Come tutto ciò che riguarda Chase, del resto.
Sospiro, esausta, e chiudo l’armadietto con un tonfo sordo. ?Senti, non volevo ferirlo. Davvero. ? solo che le cose sono diventate... complicate.?
?Complicate? Ti sei presa gioco di lui. L’hai illuso e poi l’hai scaricato.?
?Ma si può sapere che te ne frega?? sbotto. ?? il tuo migliore amico, ho capito, ma non è che devi andare in giro a controllare la sua vita sentimentale.?
Chase serra la mascella.
?Non ho capito nemmeno com’è che siete amici? insisto. ?Il ragazzo d’oro e il delinquente. Dimmi tu com’è possibile.?
?Che c’è, uno come Everett non può frequentare uno come me?? ribatte con una risata di scherno.
?Beh, devi ammettere che è piuttosto anomalo...? Non risponde, e io scrollo le spalle. ?Senti, cavoli tuoi. Non dirmi niente.?
?Ci siamo sempre sostenuti sin da quando eravamo piccoli.? ? riluttante, come se preferisse strapparsi i denti piuttosto che parlare di questo con me. ?Magari da fuori sembra un’amicizia strana, ma noi ci capiamo.?
?Ma che avete in comune??
?Genitori morti? risponde, brusco. ?Sua madre è morta quando aveva sette anni. Mio padre è morto di cancro quando ne avevo cinque.?
I miei sono morti tutti e due. Posso entrare nel club?
Zittisco la voce sarcastica nella mia testa.
?Ci assegnarono un progetto in seconda elementare, subito dopo l’omicidio di sua madre. Non ricordo l’argomento, ma andai a casa sua un paio di volte. Suo padre era devastato. Sua sorella aveva sei anni e non faceva che chiedere tra quanto tornava la mamma.?
Da quando ci conosciamo, Chase non mi ha mai detto tutte queste parole insieme. Rimango in silenzio perché non voglio che smetta.
?Ci siamo affezionati l’uno all’altro, credo. Non ci becchiamo tanto a scuola, ma siamo molto legati.?
Deglutisco. ?Mi dispiace. Non sapevo di tuo padre.?
Incrocio i suoi occhi grigi ed è come se mi guardassero dentro, come se volessero scavarmi nell’anima. ? troppo per me, ma non riesco a distogliere lo sguardo.
?Hedlund! Shipley!? ci rimprovera un’acuta voce femminile.
Un paio di tacchi, chiaramente di una professoressa, iniziano a ticchettare furiosi verso di noi. Esco dalla mia bolla e guardo la donna che si avvicina. Ha i capelli legati in un rigido chignon. Non è una professoressa: è la preside Healey. Persino con i tacchi è più bassa di me, ma ci pensa la voce a compensare. ? forte come uno sparo, e altrettanto spaventosa.
?La campanella è suonata cinque minuti fa. Perché non siete in classe??
? suonata davvero? Wow, non me n’ero neanche accorta. Ero troppo presa da Chase Hedlund, chi l’avrebbe detto.
?Io, ehm...? Lascio la frase a metà, cercando una buona scusa.
?Avevamo voglia di chiacchierare? è la risposta insolente di Chase. Figuriamoci.
?Un giorno di punizione? sbotta la preside. ?Oggi, dopo scuola. Tutti e due.?
?Ma...? provo a protestare.
?Andate all’appello, prima che i giorni diventino due? mi interrompe lei. E così ci avviamo.
?In che senso, sei in punizione? Dovevamo andare a fare shopping!? si lamenta Jasmine. Ficco tutto nell’armadietto tranne il libro di matematica. A questo punto, tanto vale approfittarne per fare i compiti.
?Prenditela con la Healey.?
?Uff. Odio quella donna. ? sempre in mezzo, quando devo fare qualcosa.?
Vedo che la sindrome da protagonista sta tornando.
Mi incammino verso l’aula e intanto mando un messaggio a mia zia per aggiornarla e dirle che prendo l’ultimo autobus per tornare a casa. Ovviamente mi chiede cosa ho fatto per finire in punizione e le spiego che ho scatenato l’ira della Healey arrivando all’appello con cinque minuti di ritardo. Quando leggo la risposta, scoppio a ridere.
Maggie: Gesù mio! Janice Healey, che odio.
Chase è già in classe per la punizione, rintanato in fondo e intento a scrollare. Altri sei studenti si piazzano al loro posto. Alcuni guardano il telefono, altri chiacchierano a bassa voce. A quanto pare sono l’unica scema che si è portata i compiti.
Davanti a noi c’è un professore dall’aria annoiata che non ho mai visto prima. Non sembra per niente interessato a far rispettare il divieto di usare il telefono in classe.
Contro ogni buon senso, mi siedo accanto a Chase, che mi rivolge un cenno di saluto.