Thornbird(66)



Jasmine inciampa, la giacca striscia per terra e la presa vacilla per una frazione di secondo, strappandomi un sussulto.

Ansimando, continuo a salire. Prima una mano, poi l’altra. Sono dolorosamente consapevole di quanto siamo vulnerabili: Jasmine è di spalle al bosco, il suo unico pensiero è tirarmi fuori di qui. Il mio, invece, è che qualcuno potrebbe avvicinarsi da un momento all’altro, arrivare alle sue spalle, spingerla, afferrarla...

Alla fine, con un ultimo sforzo disperato, raggiungo il bordo e Jasmine mi tira su. Crolliamo a terra senza fiato. La caviglia pulsa di dolore e tutto il corpo trema di paura e sollievo.

?Andiamocene di qui, cazzo? mi esorta Jasmine.

Corriamo verso la macchina e partiamo sgommando. La ghiaia schizza via sotto le ruote e il deposito di legname si rimpicciolisce nello specchietto retrovisore fino a sparire.


Rientriamo a casa in punta di piedi, Maggie e Dan sono già a letto. Meglio così. Almeno non mi tocca trovare una scusa per spiegare perché siamo sporche di terra e Jasmine si è strappata la giacca. O per giustificare il taglio che mi sono fatta sulla guancia cadendo di faccia su un sassolino, o i lividi che ho sul braccio. O perché siamo tornate a casa invece di restare a dormire da Gillian.

In macchina, Jasmine mi ha proposto una storia inverosimile su un obbligo o verità finito male, seguito da una lite furiosa tra lei e Gillian che ha interrotto il pigiama party. Dubito che Maggie e Dan se la berranno, ma ora come ora non mi viene in mente altro.

Ci mettiamo il pigiama e ci buttiamo a letto senza nemmeno lavarci i denti. Direi che siamo d’accordo: è il momento di chiudere questa serata. Eppure, per quanto ci provi, non riesco a dormire.

C’era qualcun altro al deposito.

L’ombra a casa di Ellerbee, i passi... Non era un’allucinazione, ne sono sicura.

La domanda è: l’intruso ci ha seguite o era già al deposito prima di noi?

Sto finalmente per addormentarmi quando il telefono vibra accanto al cuscino. Controllo lo schermo. Sono le due passate, ma a quanto pare non sono l’unica a soffrire di insonnia.

Sconosciuto: SMETTILA DI CERCARE O DIR? A TUTTI CHI SEI.





27





Inconcludente




DEVO trovare i corpi da sola.

Domenica mattina, quando mi sveglio, è l’unico pensiero che ho in testa. Forte e persistente come un mantra.

Devo trovare i corpi.

Da sola.

Prima che succeda qualcosa di brutto.

Punto.

Dopo lo spavento di ieri sera, coronato da un altro messaggio anonimo, ho capito una cosa: non posso permettere che i miei cugini continuino a dare la caccia a quei resti, o finiranno per farsi male. E quello che è successo al deposito ne è la dimostrazione. Di conseguenza, l’unico modo per tenerli al sicuro è far sì che non ci sia un bel niente da cercare.

Non è per la ricompensa. Non voglio neanche un centesimo. Preferirei morire che accettare soldi dalle famiglie delle vittime di mio padre. E se proprio deve succedere, che li prendano i miei zii. L’unica cosa che mi interessa è che nessuno si faccia male nel tentativo di aggiudicarsi il premio.

Il giorno dopo l’incontro con l’Fbi, ho chiesto a Maggie di fare una foto alla lettera di mio padre per poterla leggere dal telefono. L’ho messa in una cartella nascosta, e adesso che sono stesa a letto posso aprirla. Vorrei capire di che diavolo stava parlando. Alcune frasi chiave mi saltano subito all’occhio.

Affido a te i miei passerotti.

Fa’ in modo che non li disturbino.

Tienili vicini. Tienili al sicuro.

Tienili vicini. ? un indizio? Un modo per dirmi che non sono lontani?

E dovrei fare in modo che i corpi non vengano disturbati. Allora sono sepolti, suppongo. ? una cosa che si dice quando ci sono di mezzo delle tombe, no? Insomma, se li avesse gettati nel lago non avrebbe motivo di preoccuparsene, sarebbe molto più difficile disturbarli.

Sono sepolti nel deposito di legname? ? per questo che qualcuno ci ha seguite fino a lì? Per paura che riuscissimo a trovare qualcosa? ? la stessa persona che mi ha scritto in anonimo?

Il messaggio che ho ricevuto ieri sera, e che veniva da un nuovo numero di telefono, conferma i miei sospetti: sta usando una di quelle app che assegnano numeri casuali. Ho replicato con un ?CHI DIAVOLO SEI?? tutto maiuscolo, ma non c’è stata risposta. Il tizio mi ha avvertita ed è sparito. O la tizia, insomma. Non ho ancora la minima idea di chi possa essere.

Mi strofino gli occhi e mi metto seduta sul letto, lottando contro l’impulso di urlare a squarciagola. Ci sono troppe domande e poche risposte. Anzi, nessuna risposta.

So solo che la lettera di addio di mio padre non mi ha dato alcun indizio, né ha fatto riaffiorare antichi ricordi che mi dicano dove ha portato le sue vittime dopo averle uccise.

Ma il suo studio potrebbe aiutarmi.

Ci passavamo un sacco di tempo. Se c’è qualcosa in grado di smuovere dei ricordi sepolti, è proprio quella piccola baita. E questo è il momento migliore per andarci: è domenica mattina e dormono tutti, il che significa che posso uscire indisturbata.

Mi vesto in silenzio ed esco in punta di piedi mentre Jasmine continua a dormire. Afferro le chiavi del pickup di Dan e prego tra me e me che non se la prenda.

Durante tutto il tragitto fino a Rockridge Way, tamburello le dita sul volante, sono un fascio di nervi.

E. Kennedy's Books