Thornbird(65)



Passi.

Sono dei passi, cazzo.

Lenti, studiati. Vengono da dentro la casa.

Ogni centimetro del mio corpo è all’erta. Resto in ascolto con il cuore in gola. C’è qualcun altro, qui. Questo è poco ma sicuro.

Raccolgo in fretta il telefono e mi volto di scatto per uscire. Ed è in questo esatto istante che intravedo un movimento, una sagoma scura che scivola oltre la porta, all’altra estremità del corridoio. Non m’interessa capire chi sia. Mi precipito fuori con i polmoni in fiamme e l’adrenalina a mille.

Corro verso il suv, tagliando in diagonale uno spiazzo coperto da un telone. Ma quando sono a metà strada, il terreno sotto di me scompare. Si sgretola. In un attimo, precipito.





26





Non sa cosa è meglio per lei




IL mondo si capovolge. Atterro in una fossa profonda, con un tonfo che mi fa tremare le ossa. Una fitta di dolore mi attraversa la caviglia. Mi rimetto in piedi con un gemito. Capisco con un tuffo al cuore di essere a quasi due metri di profondità. Dev’essere un buco usato come magazzino o qualcosa del genere, perché è pieno di pallet rotti e mangiati dalle termiti. Dio, sono caduta a tanto così da un paletto di legno appuntito.

?Ryan!?

Sento la voce ansiosa di mia cugina. Si affaccia dal bordo, il volto pallidissimo in contrasto con il cielo scuro.

?Ryan! Oh mio Dio, stai bene??

Riesco ad annuire, tremante, anche se ogni parte del mio corpo urla di dolore. ?Credo di essermi slogata la caviglia.?

Jasmine fa una smorfia. ?Come facciamo a tirarti fuori di lì? Riesci a impilare quelle casse di legno per arrampicarti??

?No. Sono mezze rotte. Non reggerebbero.? Mi gira un po’ la testa. Sollevo lo sguardo verso di lei. La polvere che si è alzata da terra proietta ombre inquietanti tutto intorno a me.

?Va bene. Resisti. Cerco qualcosa per tirarti su.?

?Attenta? la avverto. ?Ho sentito dei rumori dentro casa. Dei passi pesanti. Non siamo sole.?

Jasmine serra le labbra, spaventata. Si guarda alle spalle come se si aspettasse qualcuno addosso da un momento all’altro.

?Fai attenzione? ripeto. ?Sbrigati.?

Lei esita un istante e si allontana. Ogni secondo di attesa sembra un’eternità. Aspetto all’interno della fossa, impotente, guardando le ombre che si muovono sopra di me.

Cado in ginocchio. Cerco di resistere il più possibile, ma alla fine il panico mi travolge lo stesso, come ogni volta che mi sento in trappola. Un attimo dopo, sono di nuovo nascosta sotto al letto, a tremare di paura perché i passi di mio padre sono sempre più vicini. Faccio di tutto per strapparmi quel ricordo dalla testa, ma l’unico risultato è farne riemergere un altro.

? l’ultima estate prima dell’arresto, e lui sta costruendo gabbiette per uccelli sul tavolo della cucina. Lo vedo. Prima modella con cura le sbarre di ferro per fissarle alla base, poi monta il tetto di legno finemente intagliato. Amava costruirle, erano bellissime, tanto che mi ricordavano le case delle bambole.

?Oh, passerottino. Perché queste belle creature non dovrebbero avere un posto dove stare?? mi chiede.

?Ma, papà? protesto ?con le gabbie, non possono andare e venire. Sono in trappola.?

Allora lui ride. ?Sì, ma alcuni uccellini sono così belli che non possono non appartenere a qualcuno. Altrimenti li vorrebbero tutti. Sarebbero in pericolo.?

Nella mente di una bambina di sei anni, era sensato che gli uccellini più belli dovessero avere dei proprietari. Una volta vidi una pappagallina verde brillante che svolazzava tra le foglie e gliela indicai. Mio padre cercò di convincerla a scendere – ?vieni qui, ragazza mia? – ma lei spiegò le ali e volò via. Allora disse che era sicuramente una pappagallina domestica fuggita da chissà dove, perché nei nostri boschi non c’erano esemplari del genere.

?Peccato? aggiunse. ?Non sa cosa è meglio per lei. Qui fuori, tutta sola, morirà e basta.?

Ora, in fondo alla fossa, faccio respiri corti e affannosi. L’aria sembra tossica. Mi manca il fiato. Comincio a boccheggiare pensando a mio padre, al suo tocco. Un tempo mi dava conforto, ma adesso lo sento ovunque, le mani sulla gola, le dita che stringono...

Ogni fruscio, ogni minimo scricchiolio mi risuona mille volte più forte nella testa. Il rumore di un ramoscello spezzato riecheggia da qualche parte qui vicino. Il cuore batte forte. Cerco di sporgermi per vedere dov’è andata Jasmine, ma le pareti della fossa mi ostruiscono la visuale. Mia cugina è là fuori, da sola, a rischio. Continuo a immaginare quella figura scura che le arriva alle spalle, silenziosa come un fantasma, e le salta addosso per...

Sopra di me c’è uno schiocco improvviso.

?Jaz?? Una scarica di paura mi scorre nelle vene.

Mi risponde la sua voce, affannata ma decisa. ?Ho trovato una corda nel bagagliaio. Resisti!?

I suoi passi si avvicinano. Si affaccia nel fosso e mi lancia la corda. La stringo forte, e le fibre ruvide mi graffiano i palmi. Jasmine si prepara, pianta i piedi a terra e serra la presa. Ho visto le sue acrobazie da cheerleader, so che è robusta, ma ho comunque il terrore che non riesca a sollevarmi.

?Pronta?? mi chiede.

?Sì. Però... non mollare la presa.?

Inizia a tirare con tutte le sue forze, mentre io cerco di scalare il muro di terra con la gamba sana. Ho le bracca doloranti per lo sforzo e le mani in fiamme.

E. Kennedy's Books