Thornbird(100)



Ma perché Leah gli aveva commissionato un ritratto? Era davvero per fare un regalo speciale a Everett e Nikki... o piuttosto voleva lasciare loro un ricordo?

Bisogna voltare parecchie pagine prima di ritrovare il nome di Leah. La scrittura qui è più confusa, irregolare, un po’ storta.

Lei non merita una gabbia. Lo capisco. Anzi, nessuno può capirlo meglio di me. Ha bisogno di libertà, non di queste pareti, non di queste catene. L’ho osservata dibattersi nella trappola che si è costruita con le sue stesse mani – una famiglia, una vita a cui si sente vincolata. E ha tradito il marito... me l’ha confessato una sera. Non l’ho mai giudicata, ovviamente. Ho solo pensato a mia moglie, la mia Sarah, e a quanto sarei distrutto se si allontanasse da me. Ma non condanno Leah. Non giudico mai un uccellino che sogna di assaporare la vita fuori dalla gabbia.



Il cuore mi martella nel petto mentre leggo questi strani passaggi, quasi poetici. Ho l’impressione che ogni riga strappi un nuovo velo, scoprendo un altro strato della sua vera identità. Un uomo che era in grado di scorgere la natura più intima di Leah e rispettarla, ma che allo stesso tempo era un mostro.

Senza fiato, continuo a leggere.

Oggi è rimasta seduta qui per ore, in un silenzio di tomba assoluto. Alla fine mi ha guardato e mi ha chiesto: ?Se potessi, ti lasceresti tutto alle spalle?? Ho detto di no. Non potrei lasciare la mia famiglia. Non riesco nemmeno a immaginare di perdere Ma lei ha scosso la testa, ha detto che se ne andrebbe, se solo avesse il coraggio. Ha detto che potrebbe scomparire, un giorno. Svanire senza lasciare tracce.



Alzo gli occhi su Foster, che mi sta osservando con un’espressione indecifrabile.

?Leah gli disse che forse un giorno se ne sarebbe andata? commento, stupefatta.

?Se possiamo fidarci delle parole di tuo padre, sì, sembra che si fosse confidata con lui. Che gli avesse rivelato il suo desiderio di scomparire, magari di fuggire dalla sua vecchia vita.?

Abbasso lo sguardo, leggo qualche altra pagina. Sono perlopiù passaggi brevi, pensieri sconnessi, spiragli sulla sua mente, sulla sua oscurità, sul fascino che lo attraeva verso chi dalla vita voleva più di quanto avesse ottenuto. Poi trovo un ultimo messaggio che mi gela il sangue.

Dicono che Leah è scomparsa. Sapevo che sarebbe successo. Me la sentivo scivolare tra le dita. Ho subito pensato che forse, alla fine, ha trovato le sue ali.



Chiudo di scatto il diario. ?Perché mio padre ha detto di averla uccisa, se non è stato lui? Perché ha confessato??

?Questa è la domanda da un milione di dollari, no?? replica Foster. ?Se hai letto la sua confessione, sai già che non fa mai nomi. Dopo il ritrovamento dei disegni, lo hanno torchiato, gli hanno chiesto di rendere conto di ogni singola vittima. Lui ha detto solo: “Le ho uccise tutte”. Una risposta vaga, quasi sbrigativa. Forse voleva che smettessero di fargli domande, almeno a proposito di Leah. Così non avrebbero indagato a fondo sulla sua scomparsa.?

Mi appoggio allo schienale, prendendomi il tempo di assimilare bene le sue parole. Quando mio padre ha rilasciato quella dichiarazione, le ricerche di Leah si sono interrotte. ? come se avesse regalato a tutti un epilogo, la chiusura del cerchio. Oppure – me ne rendo conto solo adesso – il permesso di smettere di cercare.

?E se avesse sempre saputo che Leah stava pianificando la fuga?? azzardo. ?Forse sapeva che lei aveva chiuso con JP, con la famiglia. E perciò ha lasciato che tutti la credessero morta.?

Lo sguardo di Foster si fa pensieroso. ?? possibile. A leggere il diario, è evidente che Leah gli piaceva. Forse vedeva qualcosa in lei. Una somiglianza, chissà. Se Leah voleva davvero scomparire, è possibile che lui abbia voluto soddisfare il suo desiderio, facendo in modo che nessuno la cercasse.?

I pezzi del puzzle si incastrano, ogni tessera compone un riflesso scheggiato della persona che credevo di conoscere. Mio padre, l’uomo che amava gli uccelli, che mi diceva che erano nati per essere liberi, ha visto qualcosa nella madre di Everett, qualcosa di selvaggio e indomabile. E a quel punto ha capito che non era fatta per vivere in una piccola città, inchiodata a ruoli e responsabilità che le stavano stretti.

E se Leah voleva davvero scappare, lui le avrebbe facilitato il compito.

Una specie di regalo, a modo suo.


Quando arrivo a casa, Jasmine si sta facendo il letto in camera. Entro con cautela, appoggiando la borsetta sul mio materasso.

?Ehi? azzardo.

Lei finisce di infilare il cuscino nella federa, poi si volta e dice: ?Ciao? con un’aria un po’ imbarazzata.

Indico il suo letto con finta indifferenza. ?Torni qui??

Annuisce.

Poi, un sussulto. Forte.

?Oddio, sono stata una stronza? biascica. ?Una stronza totale.?

Non me l’aspettavo. ?Jaz...?

?No? mi blocca, e sopraffatta dal rimorso si getta su di me prendendomi le mani. ?Ferma. Tu adesso mi guardi negli occhi e vedi quanto mi dispiace di essere stata così stronza.?

Non riesco a non sorridere.

?Mi dispiace da morire. Non credo che tu sia una psicopatica, non penso tutte le cose orribili che ti ho detto quella sera al ballo. Erano giorni che aspettavo il momento giusto per chiederti scusa, è solo che non sapevo come fare. Mi vergogno un sacco di come ho reagito.?

?Va tutto bene, Jaz. Capisco.?

?? solo che... è anche la mia famiglia, capisci? E fa male sentirsi tagliata fuori dai segreti di famiglia. Mi sono arrabbiata così tanto che non ci ho visto più. E non ho pensato che anche tu sei una vittima di questa storia.?

E. Kennedy's Books