Thornbird(99)
Ho la pelle d’oca. Per lui erano uccelli da tenere in trappola, da imprigionare, da possedere. Credeva di preservarle. Era convinto che fosse un gesto nobile. Con gli occhi pieni di lacrime, mi rendo conto che non le ha mai viste come persone.
Non riesco a leggere nemmeno un’altra parola. Lascio il diario e indietreggio inorridita.
?Non possiamo toccare nient’altro? dico, la voce spezzata. ?Dobbiamo andarcene e chiamare la polizia. Immediatamente.?
?Sono solo cinque.?
La cupa osservazione di Chase inchioda di nuovo il mio sguardo alle gabbie.
?Sì, hai ragione? dice Connor. ?Ne manca una.?
Ero così sconvolta da quest’incubo a occhi aperti che non ho tenuto il conto. Ma adesso capisco che è vero. Per dieci anni mi sono portata nel cuore i nomi delle vittime, ripetendomeli fino a saperli a memoria.
Con il sangue che mi pulsa nelle orecchie, guardo Everett. ?Tua madre non c’è.?
41
Un uccello che ha dimenticato di avere le ali
LA notizia si diffonde veloce come un incendio, e le grandi testate nazionali mandano i loro inviati migliori a Starling per raccontare al mondo delle gabbie per uccelli nascoste sotto i boschi del Tennessee.
Non posso fare un passo senza sentirmi addosso gli occhi incuriositi della gente. Anche a scuola tutti mormorano, interrompendosi solo quando entro in classe. Nonostante fossi contraria, l’Fbi ha tenuto una conferenza stampa in cui gli agenti Foster e Kulpa mi hanno attribuito il merito della scoperta. Foster ha sfruttato l’occasione per mettersi un po’ sotto i riflettori. In effetti l’idea dell’ipnosi è stata sua ed è stata proprio l’ultima seduta a innescare il sogno. O meglio, a sbloccare il ricordo che mi ha aiutato a capire il legame tra la mappa delle gabbie e i corpi.
Everett e Nikki non vanno a scuola da quando si è sparsa la voce che la madre non era nell’antro. Ogni giorno che passa spuntano nuove teorie, sempre più folli. Le ipotesi e le congetture si rincorrono su forum, notiziari, podcast. Sono incessanti, snervanti. Alcuni utenti su Free the Sparrows sostengono che mio padre avesse un complice; altri pensano che Leah Devereaux se ne sia andata di sua spontanea volontà e abbia messo in scena la sua stessa morte.
Ma la teoria che detesto di più è che Leah e mio padre avessero una relazione. Mi si rivolta lo stomaco ogni volta che lo sento dire. Mio padre era un assassino, un mostro. Ho accettato questa oscura verità. Ma una relazione... per qualche motivo, non mi convince. Non penso che potesse tradire mia madre in quel modo. La venerava.
D’altronde, fino ai sette anni non lo ritenevo nemmeno capace di uccidere.
La cosa peggiore è che la madre di Everett non è ancora stata trovata. Mio padre ha confessato di averla uccisa, ha fornito dettagli e particolari di cui secondo la polizia solo il killer poteva essere al corrente. Certo, ha mentito su così tante cose che forse mentiva anche su questo. Ma... perché?
Sto affogando in un mare di domande senza risposta quando l’agente Foster viene a chiedermi se possiamo parlare.
Ci incontriamo nell’ufficio di mia zia, è più comodo che farsi tutta la strada fino alla sede dell’Fbi di Nashville. Appena ci accomodiamo di fronte alla scrivania di Maggie, Foster fruga in una valigetta nera.
?Ti va di dare un’occhiata a questo??
Il cuore mi salta in gola. ? il diario rilegato in pelle che ho trovato nell’antro di mio padre.
Foster lo fa scivolare nella mia direzione, un’espressione severa stampata in volto. ?Fa’ attenzione. ? una prova.?
?Va bene. Grazie.?
Non riesco a credere che mi stia facendo maneggiare un elemento probatorio così importante. Sfioro la copertina logora con le mani che tremano. Ripenso a tutte le notti, a tutti gli anni che ho passato a chiedermi chi fosse davvero mio padre... e adesso la verità è proprio qui, nera su bianco, scritta con la sua grafia.
Apro il diario e mi preparo ad affrontare qualsiasi cosa sia nascosta tra queste pagine. Alcuni passaggi sono ben leggibili e ordinati, altri più caotici, frettolosi, segno di un’indole più oscura che premeva per emergere. Scorro le pagine con le descrizioni dettagliate delle gabbie e le interminabili liste di uccelli avvistati. Le uniche che hanno davvero importanza sono quelle in cui mio padre parla dei suoi delicati passerotti.
Le sue vittime.
Quando leggo come le ha catturate, sento una fitta al petto. Ci sono tutte: dalla prima, Lydia Singh, a quella che ora sappiamo essere l’ultima, Anabel White.
E poi c’è... Leah. Il suo corpo non è stato ritrovato, quindi non è una delle vittime. Eppure, nel diario, occupa un posto di rilievo.
Oggi è venuta a controllare il suo ritratto. Non vede l’ora di darlo ai figli. Adora quei bambini. Ma non abbastanza, secondo me. Mi ha guardato dipingere, e l’ho sentita, proprio dietro di me. In silenzio. Neanche una parola tra di noi, almeno all’inizio. Era come un fantasma: sospesa, sempre in movimento, entrava e usciva dalle stanze come se non le fosse possibile restare nello stesso posto troppo a lungo. E poi ha parlato. ?A volte? ha detto ?mi sento come se dovessi essere da qualche altra parte. Sono in trappola qui, sai?? Capivo cosa voleva dire. Ed è stato allora che l’ho vista per quella che è davvero. Un uccello che ha dimenticato di avere le ali.
Le aveva fatto il ritratto perché gliel’aveva chiesto lei. Voleva regalarlo ai figli. Allora era questa la sorpresa dei miei ricordi. Il segreto che mio padre voleva che mantenessi.