Thornbird(95)



?Oh, piantala, lo dici solo per farmi piacere.? Una voce femminile. Una risata.

?Non dico mai niente “per fare piacere” a qualcuno. La luce ti adora, Leah.? Questa è la voce di mio padre.

Ho un sussulto.

?Sei al sicuro, Ryan. Che cosa vedi??

?Stanno parlando. Mio padre. Sta parlando con Leah Devereaux.? Sono sconvolta e non è facile trovare le parole. ?? nello studio, con lui. Con noi.?

?Chi è Leah Devereaux, Ryan??

?Lei è... Lui... l’ha uccisa.? Mi si spezza il fiato. ?? una delle donne che ha ucciso. Perché è qui??

?Posso vedere?? Adesso sono io a parlare.

?Ma certo, passerotto.?

Le mie piccole scarpe rosse si muovono sulle assi del pavimento. Sbircio oltre le spalle di mio padre, guardo l’album che tiene sul grembo e vedo la guancia delicata di una donna. Capelli scuri che le ricadono su una spalla.

Alzo gli occhi, li punto sulla donna vera, nella vita reale. ?Bellissimoooo!? dico.

?? seduta su uno sgabello. In posa, per lui.? La mia voce è lontana, lontanissima. ?Le sta facendo il ritratto.?

?Gabby. Sarà meglio che torni alla casa grande, adesso. La mamma rientrerà presto dall’ospedale, le servirà una mano per la cena.?

?Ma non ho finito di dipingere la casetta.?

?Domani sarà ancora qui ad aspettarti. Adesso corri, passerotto. E ricorda: non devi dire a mamma che è passata Leah. Le faremo una sorpresa. Ma per il momento...? Si posa due dita sulle labbra.

?? un segreto!? Mi cucio la bocca anch’io.

?Mi sta mandando via. Vuole restare solo con lei.?

Mi si rivolta lo stomaco. La memoria si sta aprendo, si è spaccata, e adesso l’oscurità comincia a riversarsi all’interno. Per inghiottirmi, divorarmi.

?Oh, Dio, è quel giorno? Il giorno in cui l’ha uccisa??

?Ryan...?

?Io c’ero?? Il panico mi stringe la gola. ?Oh, mio Dio! Lei era lì e io me ne sono andata! L’ho lasciata morire! L’ho abbandonata! Io...?

?Ryan!?

Due mani ferme mi si posano sulle guance. Sbatto le palpebre, apro gli occhi. La dottoressa Wilmer è in ginocchio davanti a me, le pupille piene di preoccupazione.

?Va tutto bene? mi calma, e la sua voce è ferma. ?Sei al sicuro. Sei al sicuro.?

Continua a ripeterlo, ma le parole non riescono a penetrare il velo dell’orrore di ciò che ho appena visto.

La madre di Everett nello studio di mio padre. L’ho vista. Ho riso insieme a lei. Le ho fatto un complimento.

E poi l’ho lasciata lì. A farsi ammazzare.


Quando torniamo a casa, sono prosciugata emotivamente ed esausta fisicamente. In macchina, Maggie ha provato a farmi parlare, ma le mie corde vocali si sono rifiutate di collaborare. Adesso mi trascino nella camera che prima condividevo con Jasmine. L’unica cosa che voglio è nascondermi sotto le coperte e non uscire mai più.

Ho appena avuto il tempo di formulare questo pensiero che Connor bussa alla porta.

?Ehi? dice, affacciandosi. ?Possiamo parlare??

?Certo.?

Si lascia cadere sul letto di sua sorella, appoggiandosi alla testiera e allungando le gambe. Poi guarda verso di me, che sto torturando un cuscino.

?Dove siete state stasera? Papà non ha voluto dirci niente.?

?Avevo un appuntamento in città.? Una risata imbarazzata mi sfugge dalle labbra. ?Per farmi ipnotizzare.?

Connor mi fissa. ?Ah. Davvero??

?Sì? sospiro. ?E vuoi sapere com’è andata? Per poco non crepavo di paura.?

Sto quasi per dirgli di Leah. Di quel giorno allo studio, del destino a cui l’ho condannata uscendo da quella baita. Me la sono filata e non ho detto a mamma che mio padre stava disegnando Leah perché mi piaceva l’idea di condividere un segreto con lui.

Ma alla fine ricaccio indietro le parole.

Mio cugino mi guarda come se volesse farmi altre domande, ma alla fine resta in silenzio. E io pure. L’angoscia che sento dentro è una creatura viva, respira. Connor è una delle poche persone che mi hanno lanciato almeno qualche vago segnale di apertura. Mi sembra che sia disposto a perdonarmi, ma proprio ora che sto per scoprirlo ho il terrore di essermi sbagliata.

?Connor, a proposito di quello che è successo...? Esito. ?Non volevo mentirti. Ma quando nonna è morta e ho scoperto che dovevo trasferirmi qui, i tuoi hanno pensato che fosse meglio mantenere il segreto. E allora io...?

?Senti? mi interrompe, regalandomi un sorriso gentile. ?Lo capisco. So perché hai dovuto farlo. Sono gay, e anch’io per molto tempo ho pensato che fosse meglio non dire niente. I pregiudizi della gente li conosco bene. Non me li devi spiegare.?

Annuisco. Ha ragione. ?Sì, ma tu non avevi fatto niente di male.?

?E nemmeno tu. ? stato tuo padre a fare quelle cose. Tu non c’entri. Per quanto mi riguarda, sei innocente. I miei volevano solo proteggerci. Sia noi sia te.?

Lascio che le sue parole mi travolgano. Vorrei che le sentisse tutta la città, o anche solo Jasmine.

?Grazie, Con? dico, portandomi le ginocchia al petto. ?Ma ho la sensazione che così abbiamo ferito un sacco di gente. Non c’è modo di riparare al danno, adesso. ? come se l’ombra dei peccati di mio padre avesse invaso tutto il Tennessee. Non me ne libererò mai, finché resterò qui.?

?Non starai pensando di andartene, vero?? mi chiede, accigliato.

E. Kennedy's Books