Thornbird(20)



?? carino.?

?Vero?? Mi sorride. ?Se lo sapesse mamma, mi ucciderebbe.?

Ne dubito. L’omicidio sarà pure un vizio di famiglia, ma Maggie sembra una a posto. ?Che sei gay, intendi??

?No, quello lo sa già. Lo sanno tutti. Ma i miei non vogliono che usciamo con qualcuno. Colpa di Jazzy: una volta ha conosciuto un tipo su internet, l’ha invitato a casa e si è presentato uno sfigato di quarant’anni.?

Lo guardo a bocca aperta. ?Sul serio??

?Già. Le hanno tolto il telefono per un anno e hanno reso la vita un inferno pure a me. Ma a scuola lo sanno tutti, che stiamo insieme. Viene sempre alle partite e gli ho già chiesto di accompagnarmi al ballo. Secondo me potrebbe durare, devo solo trovare il modo di parlarne con i miei.? Detto questo, si rialza e abbandona le ciotole vuote nel lavandino. ?Scappo. Devo farmi trovare al campo tra un quarto d’ora.?

?Hai l’allenamento??

Scuote la testa. ?Gioco a baseball con dei tipi.?

?Divertiti? dico, e mi rifugio nella stanza di Jasmine.

Qualche minuto dopo, Dan bussa al volo per dirmi che sta uscendo e lo ringrazio per avermi prestato la macchina. Resto in ascolto: la porta d’ingresso si apre con un cigolio e si richiude, sbattendo alle sue spalle.

Poi, il silenzio.

Mi mancava. A volte, io e la nonna passavamo anche tutto il giorno senza dirci una parola. Ci piaceva avere il nostro spazio.

Mi lascio cadere sul letto. Torno di nuovo con la mente alla mia casa d’infanzia. Non era affatto come la ricordavo. Prima era calda, accogliente e piena d’amore. Adesso è un guscio freddo, un luogo di disperazione.

Rotolo sul fianco e allungo la mano sotto al letto per tirare fuori la valigia. Apro la cerniera, cerco un po’ a tentoni e prendo l’unica cosa che non avevo ancora toccato da quando ho disfatto i bagagli: un grande album quadrato con le foto della mia infanzia e altri piccoli ricordi. Una ciocca rosso vivo dei miei capelli da bambina. Disegni di quando ero piccola. Una mappa fatta a mano di tutte le mie casette per uccelli. Un biglietto per la festa della mamma. Quest’album me lo porto dietro da sempre. Credo me l’abbia regalato la nonna dopo la morte di mia madre. Per non farmi dimenticare la sua faccia.

Volto le pagine. Guardo mia madre che mi tiene in braccio da bambina, che mi prende per mano mentre muovo i primi passi, che corre con me lungo il sentiero sterrato mentre imparo ad andare in bicicletta. E mi si stringe il cuore perché, per quanto possa conoscere la forma del suo viso, la piattezza di una fotografia non basta a raccontare una persona. Moltissime cose si perdono. E in più, certe foto hanno una forma strana, diversa dal solito. Ombre di un’altra persona, di qualcuno che è stato ritagliato fuori.

Chi sarà mai?

Avresti dovuto immaginarlo, nonna: puoi togliere una persona da una foto, ma non eliminarla dalla tua vita. Magari fosse così facile.

Ficco l’album nella tasca con la zip della valigia e la rimetto sotto al letto. Poi prendo il telefono e cerco su Google Free the Sparrows, il sito di cui mi ha parlato Zed. Il primo risultato dice: Un forum online dedicato alla ricerca della verità sugli omicidi di Gabriel Thorn.

Bingo.

Clicco sul link. Il forum è molto attivo, ci sono thread come ?Teorie e Speculazioni?, ?Avvistamenti di Gabrielle Thorn?, ?Ultime notizie Thorn?, ?Informazioni Vittime? e così via.

Nell’angolo in alto: RainKing, GabrielTiAmo, Tom89 e altri 179 utenti online.

Wow, tutta questa gente sta indagando attivamente sul caso?

Deglutisco. Se il resto del mondo non riesce a lasciarselo alle spalle, come posso riuscirci io?

Non dovrei farmi risucchiare in questo sito, lo so. Ma è più forte di me. Clicco su ?Avvistamenti di Gabrielle Thorn?.

Scorro in basso, ci sono centinaia di voci. Sono stata ovunque, dalle Cascate del Niagara alla Grande Muraglia cinese. Clicco sul post più recente:

Ciao ragazzi. Sono abbastanza sicuro di averla vista, proprio a Starling, quando io e la mia ragazza abbiamo fatto un salto per dare un’occhiata alla baita.



Raddrizzo la schiena. Per poco non mi si ferma il cuore.

Lavorava al banco del frozen yogurt. Aveva un cartellino con scritto Dara. Ho cercato di farla confessare, ma ha detto che non aveva idea di cosa stessi parlando.

Ho fatto una foto. Voi che dite?



Più in basso trovo la foto di una ragazza con i capelli ossigenati che non mi somiglia per niente. Grazie a Dio. Ma se ci sono davvero finti detective come lui in giro per Starling, quanto ci vorrà perché sia io a finire sotto interrogatorio?

Solo il pensiero mi fa rabbrividire.

Chiudo la pagina e clicco sul thread dedicato alle vittime. Un attimo dopo, sei bellissimi volti sorridenti mi fissano.

Mi brucia la gola. Sono le vite innocenti strappate da mio padre. Mi mordo con forza il labbro e le metto a confronto. Non c’è nessun nesso, nessuna ragione per cui debba aver scelto proprio loro: capelli, età, corporatura. Sono tutte diverse. Il mio sguardo ricade sull’ultima vittima, Leah Devereaux, una bella donna castana che mi ricorda mia madre. Forse è per il sorriso leggero che le incurva le labbra, come se avesse un segreto. Anche mia madre non esagerava mai con i sorrisi. Adesso capisco perché.

Sposto lo sguardo su Anabel White, la quinta vittima. Suo figlio è quello che ha parlato alla conferenza stampa.

Ma è sulla prima vittima che si sono concentrati gli amanti del true crime, perché è di origini indiane. Credo di aver visto la figlia di Lydia Singh alla conferenza stampa, in piedi dietro Benjamin White.

E. Kennedy's Books