Thornbird(26)



?Ma come, non puoi usare il tuo sito super popolare??

Se si accorge del mio sarcasmo, lo ignora. ?Pare che le università non si facciano impressionare da ricerche meticolose e indagini approfondite. O almeno, così ha detto quella che mi aiuta con l’orientamento. Sostiene che al mio curriculum servano attività più sane.?

?Con! Vieni a vedere? grida qualcuno. Mio cugino lancia uno sguardo diffidente a Zed e si allontana.

Una volta rimasti soli, Zed abbassa la voce come se stesse per rivelarmi un complotto. ?Dovremmo parlare del caso, quando capita.?

Mi blocco. ?Perché??

?Perché non sei di qui. In altre parole, puoi guardare i fatti con occhi nuovi. A volte aiuta. Sono in contatto con le famiglie, soprattutto con i White e i Singh. Cercano disperatamente delle risposte, e vorrei essere io a dargliele, ma la mia indagine è un po’ in stallo. Ho una teoria – più di una, a dire il vero – e credo di aver quasi capito dove sono i corpi. Ma, ripeto, guardare con occhi nuovi non fa mai male.?

Una stretta allo stomaco. ?Ne hai parlato con le famiglie delle vittime? Sul serio??

Alza le spalle come se niente fosse. ?Sì, certo. Hanno il diritto di sapere cosa sta succedendo. Non voglio mica addolcire la pillola o fare da spalla su cui piangere. Voglio scoprire la verità. Dobbiamo portare un po’ di pace qui a Starling. E poi non sarebbe male beccarsi la ricompensa, no??

?Non ti sembra un po’ insensibile??

?Senti, capisco cosa intendi. ? triste. Ma la verità è che qualcuno deve fare il lavoro sporco. La polizia ha avuto più di dieci anni per cercare quelle ossa, e non ha combinato niente. ? ora che qualcun altro si faccia avanti e trovi delle risposte concrete.?

Un’ondata di nausea mi investe. ?Non mi sembra il modo giusto per farlo. Parli come se le vittime ti dovessero qualcosa, ma non è vero. Non è un gioco.?

Zed aggrotta le sopracciglia. ?Non sto giocando, voglio solo ottenere giustizia. Non ti va di sporcarti le mani? Va bene. Ma, per tua informazione, ti avrei dato una parte della ricompensa.?

Una parte. Trattengo una risata amara. Avido deficiente che non è altro. So che Jasmine ha il suo stesso identico obiettivo ma, per qualche ragione, Zed sembra molto più viscido.

Faccio un passo indietro scuotendo la testa. ?Grazie per l’offerta, ma mi sono trasferita qui due settimane fa e non voglio avere niente a che fare con questa storia.?

Mi allontano senza neanche dargli il tempo di rispondere. La tensione è palpabile. Mi fermo solo a metà corridoio, con il cuore che mi batte forte nel petto.

Adesso mi aspettano venti minuti di appello e poi la lezione di inglese. Nel tragitto verso la classe, scorgo Everett davanti a un blocco di armadietti. Purtroppo per me, non posso cambiare strada. Sta parlando con un gruppo di amici. Ormai non mi sorprende più: non lo vedo mai da solo a scuola. Quei ragazzi sono praticamente il suo entourage.

Non appena mi avvicino, lo sento dire: ?Ci vediamo dopo?. Poi si mette al passo con me. ?Ehi.?

Nel momento stesso in cui mi saluta, ogni singola persona nel corridoio si gira per vedere che intenzioni ha. E per guardare me. L’ultima cosa di cui avevo bisogno.

?Ehi? mormoro, accelerando il passo. ?Come va, Everest??

Non si rende neanche conto che voglio filarmela il prima possibile. Svolto subito l’angolo, ma mi viene dietro. ?Wow, mi hai dato già un soprannome. ? carino.?

Merda. Volevo infastidirlo, mica dargli un nomignolo affettuoso.

Per fortuna, ora siamo in un corridoio molto più tranquillo. Sono solo in pochi a guardarci. Arrivo a destinazione, ma Everett non vuole saperne di andarsene. Indico la porta. ?Io mi fermo qui.?

?Va bene? mormora lui, sbirciando all’interno.

Fa un cenno a qualcuno. Seguo il suo sguardo verso il fondo della classe, e i miei occhi si posano su un ragazzo che si è appena girato verso la finestra. Porta una maglietta nera ed è seduto sul banco, gli anfibi sulla sedia. ? Chase, il bad boy, l’amico ribelle di Everett. L’ho visto solo un paio di volte, ma sono sicura che sia lui. Con quella schiena, i capelli dorati e i bicipiti in rilievo è impossibile sbagliarsi.

Da quand’è che viene a inglese con me? Possibile che non me ne sia mai accorta?

?Quindi??

Distolgo lo sguardo da Chase e mi accorgo che Everett mi sta fissando. Mi ha fatto una domanda. ?Scusa, come??

?Ti ho chiesto se hai da fare questo fine settimana.?

? uno che non molla, bisogna riconoscerglielo.

?Stavolta che proponi? Una passeggiata al lago? Un gelato?? ? come se pendessero tutti dalle nostre labbra. Questo ragazzo è un magnete vivente.

?Nah. Se vuoi il dessert, devi prima venire a cena.? Mi sorride.

Alzo le spalle con fare evasivo. ?Ci penso.?

Poi mi volto, forse in modo troppo brusco, ed entro in classe proprio al suono della campanella. Chase scivola sulla sedia, gli occhi ancora puntati sulla finestra.

Mi costringo a non guardarlo, ma non è facile. ? un figo di natura, uno di quelli che non fanno nessuno sforzo per farsi notare. Si rilassa contro lo schienale della sedia, le lunghe gambe distese in avanti e un sorrisetto sulle labbra, come se avesse appena sentito una battuta che ha capito solo lui.

All’improvviso alza lo sguardo e due occhi grigio argento scattano sui miei. Il battito accelera per un istante. Per quanto la cosa mi disgusti, è uno di quei ragazzi che ti fanno venire le farfalle nello stomaco anche se sai che porta solo guai.

E. Kennedy's Books