Thornbird(27)
Distolgo gli occhi. Si può sapere perché diavolo l’ho guardato così? Dovrei stare alla larga da Chase Hedlund. Mi hanno detto pure che l’avevano espulso per aver bevuto alcolici a scuola.
In un modo o nell’altro, però, il mio sguardo torna a vagare su di lui. Mi sta fissando. Sulle sue labbra non c’è un sorriso vero e proprio, ma gli angoli della bocca sono incurvati all’insù. Sembra quasi divertito. Un attimo dopo, sono già fuori dalla sua orbita. Ha abbassato lo sguardo sul telefono. Alla Liberty High ce lo sequestravano subito, se non lo lasciavamo nell’armadietto. Qui possiamo portarcelo dietro, ma solo per usarlo in pausa pranzo o tra una lezione e l’altra. Peccato che a Chase non gliene freghi niente delle regole, e infatti continua a scrollare anche se il professore è entrato in classe.
Morrison è uno di quegli insegnanti che amano il suono della propria voce, soprattutto quando recita dei passaggi di Macbeth. Tempo due secondi, smetto di ascoltarlo e sposto lo sguardo fuori dalla finestra. Osservo le foglie che svolazzano e i rami degli alberi che ondeggiano al vento. Il cortile è ancora tutto verde. Non è che muoia dalla voglia di vedere l’autunno. Quando i rami si spogliano, si trasformano in scheletri nodosi e contorti. Ho la sensazione che Starling sia brutta in inverno. Quando si tratta di natura, però, brutto e bello sono la stessa cosa. Non vedo l’ora di fare qualche scatto nella foresta appena farà freddo e...
?Ryan? Chase? Vi sto annoiando??
Mi risveglio dai miei sogni a occhi aperti e torno a concentrarmi sul sorrisetto sghembo del professor Morrison.
?? da dieci minuti che guardate lì fuori. Volete dire anche a noi cosa c’è di tanto affascinante?? Non sembra arrabbiato, ma curioso.
Dietro di me, Chase non dice una parola.
Cambio posizione sulla sedia e alzo le spalle. ?Stavo solo, ehm... ammirando gli alberi? mormoro, suscitando qualche risatina qua e là. ?? tutto molto tranquillo, lì fuori.?
Morrison si gira verso la finestra e rimane in silenzio per un istante. Poi, con un improvviso sorriso sulle labbra, si rivolge alla classe: ?Sapete che vi dico? Hai ragione, Ryan. Sembra molto tranquillo?. Batte le mani. ?Andiamo, gang, prendete le vostre cose. La discussione la facciamo fuori.?
?Cazzo, sì!? grida un ragazzo, che viene prontamente rimproverato.
Una scarica di eccitazione si diffonde nell’aula. Afferriamo libri e zaini. Da un secondo all’altro siamo tutti euforici all’idea di prendere un po’ d’aria.
Una volta in cortile, Morrison ci divide in coppie e ci assegna un tema: dobbiamo parlarne tra noi per dieci minuti, poi esporlo al resto della classe.
Io sono in coppia con Chase, forse per punizione.
Ci sistemiamo all’ombra di una quercia. Mi appoggio contro il tronco irregolare e distendo le gambe, un po’ in imbarazzo. Chase si siede poco più in là con aria annoiata.
?Allora...? sospiro. ?Il senso di colpa.?
Figuriamoci se Morrison non doveva assegnarci proprio quel tema. L’universo ha un pessimo senso dell’umorismo, e anche un’assurda capacità di entrarci nell’anima e scoprire i nostri segreti più oscuri.
? da quando sono arrivata a Starling che provo solo ed esclusivamente sensi di colpa.
?Quindi?? mi fa Chase.
?Dovremmo parlarne.?
?Parla, allora.?
Stringo i denti e sfoglio la mia copia sgualcita di Macbeth. ?Direi... non so... che l’opera rivela come il senso di colpa riesce a distruggere una persona, no? Mentalmente. Emotivamente. Macbeth viene divorato dal senso di colpa, ed è questo che lo porta a fare cose sempre più brutte.?
Chase alza le spalle.
?E anche Lady Macbeth va incontro alla stessa sorte. Diventa praticamente l’ombra di sé stessa.?
?Incomprensibile, per me? risponde. Non me l’aspettavo. ?Io non mi sento mai in colpa per niente.?
?Stronzate.?
?Davvero. Se faccio un casino, non mi tengo dentro il peso. Mi prendo le mie responsabilità e vado avanti.?
Non riesco a trattenere una risata.
Chase alza un sopracciglio. ?Che c’è??
?Niente. ? solo che mi fa ridere. Tu te ne stai qui a dirmi che non sai cosa sono i sensi di colpa, e io li provo per cose che non ho nemmeno fatto. Cioè, al posto di altri, intendo.?
?Forse è il caso di smettere.?
Aspetto che aggiunga altro, ma niente. Ottimo. Restiamo in silenzio finché Morrison non annuncia che è il momento di esporre al resto della classe. Prima che arrivi il nostro turno, però, vengo distratta da una macchina che sta parcheggiando nel cortile. La conosco.
? il suv di Maggie.
?Professore?? lo interrompo. ?Mi scusi, ma... c’è mia zia.?
Lui segue il mio sguardo verso il lungo vialetto all’entrata. Come previsto, Maggie esce dal lato del guidatore. Mi basta vederla per sentire il morso dell’ansia.
?Posso andare a vedere cosa è successo??
Annuisce. ?Se devi uscire, falle firmare il registro in segreteria...?
Mi metto lo zaino in spalla e corro via.
?Maggie!? la chiamo prima che entri a scuola.
Si volta. Le labbra sono serrate in una linea severa. Non c’è traccia del solito sorrisone da agente immobiliare. ?Oh, tesoro. Stavo giusto venendo a prenderti.?
?Perché?? chiedo, prima ancora di raggiungerla.
Solo allora le spunta un sorriso, ma è forzato. Così forzato che potrebbe svanire da un momento all’altro. ?Firmo un attimo in segreteria. Poi parliamo.?