Thornbird(28)



Prima che possa protestare, si volta ed entra a scuola. Non la seguo. Aspetto fuori, sempre più in ansia. Qualunque cosa sia dev’essere urgente, o me ne avrebbe parlato dopo a casa.

A meno che non voglia tenerlo nascosto a Jasmine e Connor... Sì. Molto probabile. Parlare in disparte a casa desterebbe sospetti.

E se questo discorso deve rimanere tra me e lei, allora l’argomento non può che essere uno.

Mio padre.

Trattengo la nausea che mi sta già salendo in gola. Maggie riappare un minuto dopo e mi accompagna verso il suv, una mano sul mio braccio. Il sorriso è ancora lì, ma non è molto convinto. Infatti, svanisce nel momento stesso in cui saliamo in macchina.

?Dobbiamo parlare? esordisce.

?Di cosa??

Stringe le mani attorno al volante senza accendere l’auto. ?Dopo che siete usciti per andare a scuola, ho ricevuto una chiamata da Aaron Berkley, da Nashville.? Il nome mi suona vagamente familiare, ma non sento lo shock finché Maggie non aggiunge: ?L’avvocato di tuo padre?.

Un vuoto allo stomaco. Non riesco neanche a immaginare cosa voglia da me, ma so già che non è niente di buono. Mio padre non mi ha più cercata, dopo la terza e ultima lettera che mi ha scritto quando avevo quattordici anni. O almeno credo. Al tempo la strappai in mille pezzi e dissi alla nonna che, se avesse provato a contattarmi di nuovo, non volevo saperne niente.

Avrà fatto un ultimo tentativo prima di morire, immagino.

Sto già per dire a Maggie di mandarlo al diavolo, quando lei aggiunge, con voce bassa e piatta: ?Vuole sapere se andrai all’esecuzione?.





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L’Infilza-Thorn




MI viene un conato. Forte. Nel senso che mi devo sforzare per trattenere il getto di vomito caldo che mi sta salendo in gola. ?Che... cosa??

Lo sguardo preoccupato di mia zia mi conferma che ho sentito bene.

?No? sbotto. ?Come diavolo gli viene in mente di chiedermi una cosa del genere??

E che razza di persona malata e perversa sarei, se dicessi: Perché no! Che bel modo di passare il weekend!

?Lo so? dice lei, calma. ?Immaginavo che avresti risposto così. Ed è quello che ho detto al signor Berkley. Ma mi sembrava giusto chiedertelo, visto che è tuo padre e tutto il resto. Gli avvocati vogliono una risposta entro mezzogiorno perché devono organizzarsi.?

?Perché mi vogliono lì? Sono minorenne. Ma è legale, almeno??

?Sì, è legale. E non so perché abbiano fatto questa richiesta, ma è probabile che c’entri il fatto che non hanno mai ritrovato i corpi. Speravano che tuo padre si decidesse a parlare prima di morire, ma niente. Forse pensano che, vedendoti lì...?

Lascia la frase in sospeso, ma ho capito dove vuole andare a parare. Avrà compassione e darà un po’ di pace a quelle famiglie.

Fisso il parabrezza, sotto shock. ?Beh, la risposta ce l’hai. Assolutamente no.?

Nel silenzio che segue, decido che è meglio tornare a scuola che sopportare questa conversazione un minuto di più.

?? tutto?? aggiungo, con voce tesa. ?Ho il corso di fotografia e non lo voglio perdere.?

Annuisce. Stringo la maniglia.

?Buona giornata, teso...?

Mi sbatto la portiera alle spalle prima ancora che finisca. Ora come ora, non riesco neanche a fingere di essere educata. A ogni passo che faccio, mi rimbalza in testa un pensiero: sono appena stata invitata all’esecuzione di mio padre.

Un brivido mi corre lungo la schiena. Scuoto le spalle per liberarmene. Mi affretto a entrare e mi infilo in segreteria per firmare il registro, anche se non sono nemmeno uscita da scuola.

Dietro al bancone c’è un assistente. ? un ragazzo asiatico, forse l’ho visto in classe. Al corso di francese, credo. Ha una massa di capelli tagliati male che schizzano verso il soffitto sulla parte posteriore.

?Già tornata?? Mi sorride.

Annuisco, distratta. Sto pensando all’esecuzione. All’idea di percorrere un lungo corridoio spoglio. Sedermi in una stanza poco illuminata, dall’altra parte del vetro. Guardare mio padre negli occhi. Vederlo disteso su quel tavolo a dimenarsi e gorgogliare fino all’ultimo respiro.

?Ehi??

Il ragazzo schiocca le dita.

Sbatto le palpebre per uscire dal film horror che ho nella testa. ?Scusa??

Sposta lo sguardo verso la porta. ?Ti ho chiesto dov’è tua zia. ? lei che deve firmare per farti rientrare. Non puoi farlo da sola.?

?Oh, io...? Lo fisso con sguardo assente. L’unica risposta che mi viene in mente è che mi hanno chiesto di assistere alla morte di mio padre. ?Se n’è andata.?

Un cenno della mano. ?Lascia stare, risolvo io.? Scrive qualcosa nel registro. ?A proposito, io sono Ty. Siamo insieme a francese.?

?Giusto. Ciao. Io sono Ryan. Sono...?

?Nuova. Lo sanno tutti, fidati.? Guarda l’orologio. ?Forse riesci a tornare prima che finisca l’appello. Altrimenti cazzeggia fino alla prossima ora. Ci vediamo a francese.?

?Ci vediamo.?

Una volta fuori dall’ufficio, mi sforzo di ricordare dove si trovano le aule di arte. Dopo una settimana di lezioni dovrei saperlo, ma alla fine faccio comunque il giro lungo. Riesco a pensare solo a mio padre, che si dimena su un tavolo come un pesce sul molo.

La bile mi brucia nella gola. Scappo verso il bagno più vicino, incapace di trattenere i conati. Riesco a malapena a raggiungere il gabinetto.

E. Kennedy's Books