Thornbird(29)
Dopo aver vomitato tutta la colazione, mi sciacquo la bocca e prendo una mentina dalla borsa. Studio il mio riflesso allo specchio: spero di non sembrare una che è appena stata invitata a guardare suo padre che muore per un’iniezione letale.
Arrivo in classe pochi minuti prima della campanella e mi siedo al mio posto. Ho ancora lo stomaco sottosopra, ma almeno non c’è più niente da vomitare. Hicks distribuisce le consegne per il prossimo progetto. Cerco di leggere, ma il foglio è sfocato, le parole indecifrabili.
?Ryan?? La voce di Mar mi riporta al mondo reale.
Sbatto le palpebre e vedo che mi sta parlando. ? seduta al mio fianco, sta abbozzando alcune idee per il progetto e aspetta la mia risposta.
?Cosa??
?Che ne dici? Stavo pensando di fare una serie di riflessi: specchi, acqua, finestre, robe così.?
?Ah, sì? mormoro, senza ascoltarla davvero.
Sono ancora nel suv con mia zia, a sentire quella proposta raccapricciante. Il cuore mi batte all’impazzata. Sto provando con tutta me stessa a pensare ad altro, ma non ci riesco.
Mar sta aspettando una risposta più articolata, ma non arriverà. Aggrotta la fronte. ?Okay. Beh, che mi dici del tuo progetto? Hai deciso cosa fare? Potresti usare la foto dell’uccellino, no? Quella che mi hai fatto vedere la settimana scorsa.?
So che dovrei dire qualcosa, qualunque cosa, ma la mia mente è un groviglio di pensieri e lo stomaco non si è ancora ripreso.
?Ma mi stai ascoltando?? La sua voce si fa più tagliente. Quando mi decido a guardarla, nei suoi occhi c’è un accenno di dolore.
?Scusa, ho un po’ di cose per la testa.?
Ancora una volta, aspetta che aggiunga altro, ma non so che dire. Non posso parlarle dell’esecuzione, dell’assassino che mi ha messo al mondo, della nausea che mi stringe lo stomaco.
Mar sospira e mi dà le spalle. So che ci è rimasta male, ma non saprei come giustificarmi. Non mi viene in mente nemmeno una bugia decente.
Proprio quando penso che questa giornata infernale non potrebbe andare peggio, arriva l’ora di francese. Dato che non abbiamo posti assegnati, Ty – il mio nuovo amico della segreteria – si scambia con la ragazza accanto a me. Va tutto bene finché non dobbiamo coniugare una lista di verbi e i due nella fila davanti iniziano a parlare sottovoce dell’esecuzione di Gabriel Thorn.
Senza neanche nascondere che sta origliando, Ty si gira verso di me. ? raggiante. ?Ah, l’Infilza-Thorn. Tu festeggi??
?Il cosa??
Infilza-Thorn? Dio, mi auguro non sia quello che penso. Il mio stomaco non ha un maledetto attimo di pace. Non ha smesso di bruciare da quando mi sono svegliata.
?Il serial killer, hai presente? Il Massacratore di Starling.? Ty sorride. ?Tra poco si becca l’iniezione. Quel weekend ci saranno un botto di feste. Le abbiamo chiamate Infilza-Thorn.?
L’orrore mi stringe lo stomaco. Non so perché. Mio padre merita di morire per quello che ha fatto, è chiaro. Ma... festeggiare la sua morte? Come si fa a organizzare una festa per un’esecuzione? ? tutto così perverso, così sbagliato. Per quanto mostruoso, resta comunque l’uomo che si è preso cura di me per i primi sette anni della mia vita, meglio di qualunque altro padre. Non potrei mai festeggiare la sua morte.
Non ti farei mai del male, Gabby. Mai.
Impallidisco di colpo. Mi auguro che Ty non se ne sia accorto. ?Ehm. Mi sembra...?
?Barbaro? Grottesco?? suggerisce. ?Eccome. Ma in questa città sono tutti dei bastardi assetati di sangue.?
?Tu incluso??
Alza le spalle. ?Io? Meglio i soldi del sangue, per quanto mi riguarda. Hai sentito della ricompensa da un milione? Quella sì che è roba grossa.?
?Signor Cheng? interviene il professore. ?Meno chiacchiere e più coniugazioni.?
Ty chiude la bocca in un broncio offeso. Mi bruciano gli occhi. Dio, quanto vorrei piangere. Non importa dove vado, con chi parlo. Alla fine si torna sempre allo stesso argomento.
Resto a testa bassa. Cerco di concentrarmi sul libro di francese ma, con la mente, sono a centinaia di chilometri da Starling. In quel carcere, in quella stanza, a guardare mio padre. L’uomo che mi ha messo al mondo. L’uomo che sta per lasciarlo.
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Thorn, Lettere dalla prigione, n. 2
Fonte: Il caso Gabriel Thorn, documentario della ABC.
Passerottino mio,
chissà se leggerai questa lettera e se capirai davvero, nel profondo del tuo cuore, com’è andata. Ti parleranno di me, di loro, i miei bellissimi passerotti, ma non capiranno mai. Non capisce nessuno. Distorcono e affossano la verità fino a renderla grottesca. Ma tu... tu capirai, vero? Tu capirai. Sai meglio di chiunque altro che i passeri sono delicati. Hanno bisogno di protezione, ed è per questo che hanno scelto me. Li ho tenuti al sicuro. Non li ho mai feriti, non nel modo in cui vogliono farti credere. Mi sono preso cura di loro e li ho amati. Non rovineresti mai ciò a cui tieni di più al mondo, vero? No, appunto. Devono rimanere puri e inviolati, se vogliono spiccare il volo. Con me erano al sicuro, lontani dal rumore. Ancora li vedo... i loro occhi grandi e fiduciosi, il modo in cui mi guardavano. All’inizio non sapevano. Come avrebbero potuto? Ma dopo un po’ è arrivata la pace. Il silenzio. Erano preziosi. Ognuno di loro. ? come tenere l’uovo di un uccellino tra le mani e sapere che potresti romperlo in un attimo, se solo volessi. Ma io non l’ho fatto. Sono stato gentile. Attento. ? questo che non capiscono. Anche adesso vedo i loro volti. Li ricordo come si ricorda un sogno. Un bellissimo sogno, in cui tutto è leggero e immobile. Li vedo, li vedo ancora oggi, e so che sono al sicuro, lontano da occhi indiscreti. Li ho tenuti al sicuro. Non li ho mai fatti soffrire. Neanche per un istante. Li ho amati in modi che nessun altro conosce e ho dato loro la pace. Ti diranno che ho fatto delle cose, ma sono cose che non farei mai. Non ci riuscirei. Cercheranno di dipingermi con i loro orrendi colori, ma io so la verità. Li amavo troppo per abbandonarli alle grinfie del mondo. Prima li ho stretti a me, e poi li ho liberati. Adesso sono sempre con me, i miei bellissimi passerotti. Sono al sicuro. Voglio che lo senta anche tu. Che adesso sono qui, come una parte di noi, per sempre. Non lasciare che ce la portino via. L’ho fatto solo per loro.