Thornbird(34)
Risponde con un cenno della mano e porta un piatto di pancake a tavola. ?Sei sempre la benvenuta. E mi fa piacere che tu abbia conosciuto tutta la banda, visto che ti piacciono i cani.?
Prima che possa rispondere, un bastardino con il pelo arruffato e grandi occhi marroni saltella verso di me e mi tocca la gamba con il muso. Mi chino per accarezzarlo, mentre JP ridacchia.
?Quello è Steve. ? un bimbo felice.?
?Si vede.? Gli do una grattatina dietro le orecchie, e Steve sbatte la coda sul pavimento.
Everett si siede di fronte a me e inizia a ricoprire un pancake di sciroppo.
Giusto quando sto per sentirmi a mio agio, l’atmosfera cambia. Nikki marcia decisa in cucina. Porta una gonna corta, un top pure più corto, borsa e giacca di jeans appoggiate sulla spalla.
Appena mi vede, il suo viso si contrae in un’espressione infastidita. ?Siamo seri? Adesso mi tocca vedere le amichette di Ev pure prima delle sette? Almeno Sofia aveva la decenza di aspettare le otto.? Si lascia cadere sulla sedia e afferra una forchetta. Le sue unghie sono rosso sangue, come sempre.
Una vampata di imbarazzo mi risale lungo il collo.
JP le lancia uno sguardo di avvertimento. ?Cerca di essere gentile.?
Lei risponde con un’occhiataccia. ?Sì, vabbè.?
?Non darle retta, Ryan? aggiunge il padre. ?Ce l’ha col mondo intero perché questa settimana il suo professore la fa entrare un’ora prima. Ripetizioni di matematica.?
?Al diavolo Rueben? borbotta Nikki.
Le rivolgo un sorriso forzato, ma il commento sarcastico di prima è ancora nell’aria. Per quanto Everett e JP cerchino di includermi, mi sento troppo a disagio. Steve mi dà un altro colpetto sulla mano e gli regalo una carezza distratta, cercando di concentrarmi sui cani per dimenticare l’atteggiamento scontroso di Nikki.
Quando finiamo di mangiare, JP si appoggia allo schienale della sedia e mi guarda speranzoso. ?So che ieri abbiamo parlato di volontariato, ma avrei anche un part-time retribuito, se vuoi. Giusto qualche ora a settimana, niente di troppo impegnativo.?
?Davvero??
?Certo che sì. Pensaci. Te la caveresti bene.?
Everett mi fa l’occhiolino. ?Accetta. Così fai contenti i cuccioli.?
Dall’altra parte del tavolo, Nikki fa una mezza risata. ?Dio, ce l’hai scritto in faccia, Ev. Ti faccio uno spoiler, Shipley: vuole portarti a letto.?
?Chiudi quella bocca? sbotta Everett, perdendo la sua solita calma.
JP aggrotta la fronte. ?Va bene, basta così. Nikki, se non riesci a essere educata, puoi anche andartene.?
La figlia spinge via la sedia con uno stridio. ?Come ti pare? conclude, marciando a passi pesanti verso la porta.
Mi alzo anch’io. ?Meglio che vada.?
?No...? dice Everett, ma sono già in piedi. Allora, sospira e mi segue. ?Ti accompagno a casa.?
?Non sei obbligato a...?
?Mi va e basta? mi interrompe. Così, torniamo sul sentiero.
Per un po’ camminiamo di nuovo in silenzio. Everett è troppo vicino. Oppure ha le spalle così larghe che non può fare a meno di sfiorarmi.
A metà strada, mi guarda con la coda dell’occhio e dice: ?Il fatto è questo, Gemelli?.
?Non mi piace quel soprannome.?
?Sì, invece? ribatte. Ha ragione, maledizione. Non è male per niente. ?Comunque, il fatto è che vivo qui da sempre. Conosco tutti. Letteralmente, intendo. Ti immagini che palle conoscere tutta la città?? Con un lamento melodrammatico, si gira per rivolgermi un sorrisetto malizioso. ?Ho bisogno di nuova linfa. Ho bisogno di te.?
Rido. ?Quindi è questo che sono per te? Nuova linfa? Un passatempo??
?Nah, stavo scherzando. Ma sembri simpatica. ? facile parlare con te. E vorrei conoscerti meglio, tutto qui.?
Sono riluttante. Lasciare che mi conosca meglio sarebbe la scelta peggiore in assoluto.
Però... non sarebbe male conoscere lui.
?Tuo padre mi piace un sacco? rispondo.
Everett sbatte le palpebre, confuso. ?Ah, sì? Non è male, direi.?
?E tua madre? Sono divorziati??
Il sorriso non scompare, ma le fossette sì. ?? morta quand’ero piccolo.?
?Ah. Mi dispiace.?
?Grazie, ma è successo un sacco di tempo fa. Per mio padre non è stato facile crescerci da solo. Insomma, hai visto mia sorella.? Fa una risata secca. ?Ma ce la caviamo. Anche tu hai perso tua madre, vero??
Con un nodo in gola, mi preparo a raccontargli la storia inventata da Maggie. ?? morta in un incidente stradale.?
?Merda, è tremendo. Mi dispiace.?
Distinguo un vero dispiacere nei suoi occhi. Everett non è il classico ragazzo popolare, idiota e palestrato, come quelli che conoscevo ad Allentown. Anzi, sembra così sincero che mi viene spontaneo avvicinarmi. Quando se ne accorge, i suoi occhi si velano di malizia.
?Allora, che devo fare per convincerti a uscire con me? Mi tolgo la maglietta, così l’offerta è più allettante??
Lo guardo a bocca aperta. ?Dio mio. Evita, ti supplico.?
Scoppia a ridere. Anche a me scappa un sorriso. Non solo Everett è carino e con i piedi per terra, ma è anche divertente. Il pacchetto completo. Non mi stupisce che vadano tutte pazze per lui.
Mi avvicino ancora di più, passandomi la lingua sulle labbra, e lui fa lo stesso. Sta per baciarmi. Il battito accelera solo a pensarci.
Poi, però, torno di colpo alla realtà. Faccio un passo indietro. Non posso. Non devo stringere rapporti con nessuno, qui.