Thornbird(68)
?Hai detto che è risultato inconcludente, è diverso. A volte significa solo che si è troppo nervosi per avere dei parametri di riferimento.? Ma il cuore mi batte forte, perché non ne sapevo nulla. E la cosa... non promette bene.
?Sarà. Resta il fatto che è l’unico che non l’ha superato. Ci è riuscito persino John Ellerbee. E infatti, secondo me, la teoria del taglialegna è una cretinata. I corpi non sono mai stati lì.?
Il ricordo mi fa quasi rabbrividire. Non voglio mai più ripensare a quel deposito in vita mia.
Prima che io possa rispondere, però, un’altra figura familiare esce dalla tavola calda. ?Scusa l’attesa? dice a Zed.
Ogni muscolo del mio corpo si tende. ? Natalie Singh, la figlia della prima vittima di mio padre.
28
Tieniti i tuoi segreti, Ryan
IL panico mi assale. Cerco di allontanarmi, ma Zed mi lancia un’occhiata, impedendomi di fuggire.
?Ryan, lei è Natalie. Sua madre era Lydia Singh.? Ogni parola trasuda presunzione, come se stesse mettendo in scena una specie di documentario improvvisato.
La donna dai capelli scuri mi rivolge un sorriso rigido e stanco. ?Ciao, piacere? mi saluta.
?Piacere mio.? Ho la gola così serrata che le parole escono a stento.
?Sono anni che Natalie cerca risposte su sua madre? dice Zed alzando un sopracciglio.
Odio il modo in cui mi guarda. Così pieno di aspettative. Come se potessi dargliele io, quelle risposte. Che palle. Zed è troppo curioso, troppo fissato con questa storia. E troppo determinato a farne parte. Non gli interessa se magari le persone davvero coinvolte non sono d’accordo.
Mi chiedo, e non per la prima volta, se sia stato lui a mandare quei messaggi. Ma perché spingermi a non cercare indizi? In pratica cercare indizi è tutta la sua vita.
?Mi dispiace tanto? mormoro, rivolta a Natalie. Cosa non darei per sparire. ?Dev’essere terribile non avere risposte.?
Non riesco neanche a guardarla in faccia. Il senso di colpa è troppo forte. Mi tornano in mente le parole di Chase riguardo al fatto che non si sente mai in colpa di niente. Non sa quanto lo invidio.
Natalie annuisce. ?? difficile, senza dubbio. Non so neanche se potrò mai seppellirla.?
Sento una fitta allo stomaco. Vorrei andarmene via, ma non posso. Non mi resta che rimanere ferma dove sono e ingoiare la vergogna che mi brucia in gola.
?Mi dispiace per quello che stai passando.? Non so che altro dire. Mi auguro solo di apparire sincera.
?Ti ringrazio.? L’espressione di Natalie non cambia. Sembra rassegnata. Uno sguardo che ho visto anche allo specchio.
?Comunque, io, ehm... devo andare.? Faccio un saluto da imbranata totale e mi precipito dentro la tavola calda.
La cameriera mi accompagna a un tavolo in fondo e per poco non mi ci sdraio sopra, sopraffatta dal sollievo.
? stato terribile.
Sapevo che, una volta tornata a Starling, avrei rischiato di incontrare i famigliari delle vittime di mio padre, ma non mi aspettavo di sentirmi così. Di provare un senso di colpa tanto viscerale.
Ordino la colazione, prendo un sorso di caffè, e intanto aspetto o il cibo o l’agente Foster, a seconda di chi arriva prima. Vince Foster. Il campanello all’ingresso suona e lo vedo varcare la soglia con passo deciso. Ha mantenuto la promessa: la divisa da federale è rimasta a casa. Adesso che porta un cappello da baseball e una felpa dell’università di Nashville, sembra in tutto e per tutto uno studente. Anche il passo è meno formale e più sciolto. Mi raggiunge al tavolo.
?Ciao. Grazie per aver accettato di vedermi.?
Alzo un sopracciglio. ?Che gentilezza. Oggi giochiamo al poliziotto buono??
Fa una mezza risata. ?Me lo sono meritato. Senti, l’altra sera ci sono andato giù pesante, lo so. Ti ho reso le cose più difficili di quanto già non siano. Mi dispiace.?
Sbatto le palpebre. Queste scuse mi hanno spiazzato molto più dell’interrogatorio nell’ufficio di Maggie.
Si sporge in avanti e poggia i gomiti sul tavolo. ?A dirla tutta, devo ancora ambientarmi. Questo è il mio primo vero caso. Quattro mesi fa ero ancora a Quantico, a fare addestramento per dimostrare il mio valore. Non è una giustificazione, ma spiega perché mi sono comportato così. Quindi, per riassumere, mi dispiace. E grazie per aver accettato di vedermi di domenica, dandomi la possibilità di scusarmi.?
?Va bene. Grazie, credo.? Esito, ripensando al motivo per cui sono in piedi già a quest’ora. ?Posso chiederle una cosa??
?Certo.?
?Avete rivelato la mia identità? Perché ho ricevuto dei messaggi da qualcuno che sostiene di sapere chi sono.?
Mi lancia uno sguardo attento. ?Fammeli vedere.?
?Ehm. Beh, ho solo l’ultimo.? Sblocco il telefono e glielo passo. ?Gli altri li ho cancellati, ma erano praticamente uguali.?
Foster legge il messaggio corrugando la fronte. ?Capisco perché ti abbia allarmato. D’istinto ti direi che è solo uno scherzo, oppure qualcuno che spera di ottenere informazioni. Insomma, sei ancora nuova qui, e questa città è piena di ficcanaso. Ho il sospetto che ti abbia scritto da un telefono usa e getta, ma puoi provare a lasciarmi il tuo, se vuoi. Lo passo ai nostri tecnici e vediamo se riescono a rintracciarlo.?
?Il telefono me lo tengo? ribatto.
?Come vuoi. Allora inoltrami il messaggio, così facciamo qualche indagine. Nel frattempo, ti consiglio di cambiare numero.?