Thornbird(69)
?Grazie.? Studio il viso dell’agente Foster per capire se dietro quest’incontro ci siano ragioni che ancora non conosco. ?Quindi è venuto solo per scusarsi? O c’è dell’altro??
?Entrambe le cose. Forse ti ho messa troppo sotto pressione. Soprattutto considerando il peso che ti porti dentro. E capisco che parliamo della tua vita, non di un caso da risolvere.?
?Insomma, non crede più che io sappia dove sono i corpi??
Non risponde subito. E il silenzio che segue non mi piace. ?Non consciamente.?
?Che vorrebbe dire??
?Che non credo che tu lo sappia consciamente. Ma potresti avere più informazioni di quanto credi. Capita, con certi ricordi. Li seppelliamo nel profondo e li dimentichiamo, soprattutto se fanno male.?
Guardo il bordo scheggiato del tavolo. Mi sento ancora turbata. ?E lei propone... cosa, di preciso? Di provare a riportarli a galla??
Preferisco non dirgli che volevo tornare allo studio proprio nella speranza di rinfrescarmi la memoria. Alla fine, è solo una teoria.
?Sì, in effetti. So che può sembrare strano, ma potremmo fare una seduta di ipnosi, se sei disposta a provare. Per vedere se salta fuori qualcosa.?
Sono così incredula che mi viene da ridere. ?Ipnosi? Sul serio? Cos’è, l’ultima moda dell’Fbi??
Lui non sembra infastidito dal mio tono. ?Collaboriamo con dei terapeuti molto competenti e con un paio di psichiatri abilitati. In certe situazioni ci sono stati di grande aiuto. Hanno lavorato con persone affette da disturbo da stress post-traumatico e hanno fatto riemergere dei ricordi che potevano aiutarle a comprendere il loro passato.?
Mi mordo il labbro. Chissà se l’Fbi ha accesso alla mia cartella clinica pediatrica. Perché anch’io ho un disturbo da stress post-traumatico. Me lo disse lo psicologo quando mi trasferii da mia nonna, anche se le visite andarono avanti solo per un anno dopo l’omicidio di mia madre. All’epoca fui più che felice di interromperle: erano lunghe e noiose e mi distraevano dai cartoni animati del sabato mattina. E poi, avevo l’impressione che non portassero risultati. Parlavamo sempre di mio padre, di quella notte e di tutte le cose orribili che aveva fatto, ma gli incubi non se ne andavano. Che senso aveva andare in terapia, se tanto non funzionava?
?Una volta ho visto un servizio in tv. Diceva che tutta quella storia dei ricordi repressi è una scemenza? dico all’agente Foster. ?Che l’ipnotizzatore metteva false suggestioni nella mente delle vittime per spingerle a credere di aver visto cose che in realtà non c’erano mai state...?
?Beh, sì. C’è sempre questo rischio. Ma te l’ho detto, questi non sono imbroglioni. Sono professionisti con cui abbiamo già lavorato. Tentar non nuoce, secondo me. Tuo padre non ti vedeva da quando avevi sette anni, eppure era convinto che sapessi dove aveva portato le sue vittime. Non vorresti capire perché??
Mi mordo l’interno della guancia. Da una parte vorrei prendere in considerazione questa storia dell’ipnosi, dall’altra mi fa una gran paura. Foster non lo sa, ma abbiamo lo stesso obiettivo: è proprio per rispondere a quella domanda che stamattina mi sono svegliata presto e ho guidato fino alla mia vecchia casa.
?Va bene.? Sospiro lentamente e annuisco. ?Lo farò.?
Lui mi guarda sorpreso. Forse non si aspettava che mi arrendessi tanto in fretta. Mi rivolge un piccolo cenno di gratitudine con uno sguardo insolitamente dolce. Per la prima volta mi sembra vulnerabile, e la cosa mi spiazza.
?Grazie. ? una scelta molto coraggiosa. Ti prometto che io o l’agente Kulpa saremo lì con te per tutto il tempo.?
?Non prometto niente? sottolineo, lanciandogli uno sguardo affilato. ?Non è detto che funzioni.?
?Ti chiediamo solo di provarci? mi assicura. ?Se riusciamo a organizzare una sessione al volo, ci saresti questa settimana? Giovedì dopo scuola, per esempio.?
?Devo chiedere a mia zia, ma credo di sì.? Faccio una pausa. ?C’è altro?? Sarò maleducata, ma non ho tutta questa voglia di fare colazione con lui. Mi sta passando l’appetito, al pensiero di uno strizzacervelli che mi rovista nella testa.
?Non mi fai prendere neanche un caffè, eh?? Fa un sorriso ironico.
Per tutta risposta, alzo le spalle. Lui recepisce il messaggio e si rimette in piedi.
?Più tardi ti mando i dettagli. E adesso hai il mio numero? mi ricorda. ?Chiamami o scrivimi quando vuoi, giorno e notte.?
Tra tutti i momenti in cui poteva dire questa frase, ha scelto il peggiore. Perché Chase Hedlund sta passando qui accanto.
Merda.
Chase incrocia il mio sguardo e si irrigidisce. I suoi occhi grigi si spostano sull’agente Foster. Sento uno sbuffo carico di sdegno.
?Ci vediamo? mi saluta Foster, come se fossimo amiconi. Non appena se ne va, Chase prende il suo posto scuotendo la testa e ride amaramente. ?Beh, adesso ho capito perché hai mollato Everett. Certo che non perdi tempo. Sono quasi colpito.?
Cerco di pensare a una scusa decente, ma non ne trovo. ?? solo un amico.?
?Sì, come no.?
Per fortuna, la cameriera torna con un piatto di uova e bacon. Rimane interdetta per un istante quando si rende conto che Foster ha cambiato faccia.
?Oh. Ciao, caro? lo saluta. ?Che ti porto??
Chase ordina come se niente fosse. Lo fisso a bocca aperta, ma aspetto che la cameriera si allontani per lanciargli un’occhiataccia. ?Scusa, ma non ci tengo a fare colazione con te.?
?E invece la farai.?