Thornbird(76)



?So perché sei qui, Ryan? esordisce. ?So che sei alla disperata ricerca di risposte. L’ipnosi è uno strumento potente, ma il suo obiettivo non è forzare i ricordi. ? permetterti di riviverli in modo sicuro e guidato.?

Annuisco. Cerco di fare respiri lenti e regolari.

?Sei pronta per iniziare??

?Di già?? esclamo. Pensavo che prima mi avrebbe fatto delle domande per rompere il ghiaccio o qualcosa del genere.

?Sì. Non preoccuparti. Faremo con calma.? Indica una poltrona reclinabile. ?Mettiti comoda.?

Mi siedo e accarezzo la fodera ruvida sotto di me.

?Bene. Ora chiudi gli occhi. Prima abbandoniamo la tensione.?

Seguo le istruzioni. Mi concentro sul suono della sua voce e mi lascio guidare nella fase della visualizzazione.

?Immagina di trovarti su un sentiero tranquillo? mormora. ?Sei circondata dagli alberi, il sole filtra attraverso i rami... Senti il calore, la pace.?

Faccio come mi ha detto. Cerco di abbandonarmi a questa visione, mi lascio trasportare lontano dalla tensione che mi opprime il petto. La sua voce diventa una soffice melodia, ogni parola mi trascina giù, sempre più giù. Non so quanto è passato, ma è come se il tempo scorresse più lentamente. Come se lo stessi vivendo in sogno.

?Ora voglio che immagini una porta. ? una porta che custodisce i ricordi che stai cercando. Potresti aver paura di vedere quello che c’è dall’altra parte, ma ricorda: qui sei al sicuro. Hai il controllo della situazione.?

Sento le dita che si stringono. Cerco di distenderle. Continuo a respirare e immagino la porta davanti a me. ? vecchia e pesante, come se fosse rimasta chiusa per anni.

?Quando sei pronta, Ryan, apri la porta. Dimmi cosa vedi.?

Butto fuori un respiro tremante. Nella mia mente, allungo la mano verso la maniglia. ? fredda al tatto, resistente. Non vuole cedere. Ma poi basta una spinta e si apre scricchiolando.

Dall’altra parte appaiono dei flash del volto di mio padre: lampeggiano come la pellicola di un film, veloci e sconnessi. Il battito accelera, ma la voce della dottoressa Wilmer mi riporta alla calma.

?Cosa vedi??

?C’è... un bosco. Lo stiamo attraversando.?

?Stiamo chi, Ryan??

?Mio padre. Io e mio padre. Stiamo camminando.? Le unghie affondano nei braccioli della poltrona.

?Stai andando benissimo? mi incoraggia. ?Non avere fretta. Di qualunque cosa si tratti, datti il tempo di vederla.?

Ci provo. Mi sforzo di vedere. Ma non c’è nulla. Solo alberi, foglie, luce. ?Qui non c’è niente? dico frustrata. ?Solo il bosco. Il sentiero.?

?Va bene così. Continua a respirare con me. Inspira profondamente, uno, due... espira lentamente, tre, quattro...?

Respiro con lei. Inspiro. Espiro. Uno e due e tre e quattro e...

?Dobbiamo sbrigarci, tesoro mio. Prima che torni papà.?

Mi sfugge un sussulto.

?Che c’è, Ryan? Cosa vedi??

?Mia... madre.? L’emozione mi serra la gola. Non riesco a respirare.

La vedo. Mamma. I capelli color cannella raccolti nella coda di cavallo. Gli occhi pieni di vita.

?? felice. Dobbiamo fargli una sorpresa? mormoro.

?A chi??

?Mio padre. Stiamo andando nel suo studio perché mamma sta cercando il ritratto. Vuole farlo incorniciare per il suo compleanno? rispondo, distratta. ?Sarà il mio regalo per lui.?

?Quale ritratto, Ryan??

?Il mio.?

Nella mia mente, io e mia madre entriamo nello studio, ridacchiando con aria complice. Lei è così... viva. La pelle lucente. I raggi del sole entrano dalle finestre, proiettando calde strisce di luce sulle assi di legno.

?A papà piacerà tantissimo, tesoro mio.?

?Promesso??

?Promesso.?

Sento il fruscio della carta mentre sfoglia gli schizzi sul grande tavolo da disegno di papà. Giro per la baita, sorrido alle casette per uccelli in varie fasi di costruzione. Questa in particolare dovremmo dipingerla nel weekend. Me l’ha detto papà.

?Ci siamo!? Trionfante, mamma solleva un foglio di carta spessa. Mi ritrovo a fissare il mio stesso volto. ?Guarda come sei bella.?

?Sei ancora nello studio, Ryan?? ? la dottoressa Wilmer.

?Sì. Ma stiamo per uscire e... No, si è fermata.?

?Attenta, tesoro. C’è un’asse che balla.?

Ho la gola serrata. Non riesco a respirare.

?Ryan??

?Ha trovato gli schizzi.? Un lamento disperato. ?Delle vittime. Ha trovato i disegni che lui aveva nascosto sotto il pavimento.?

Il tono della dottoressa Wilmer diventa deciso, ma non aggressivo. ?Cosa sta facendo tua madre??

?Li sta guardando.?

Vedo le sue mani che tremano. Le labbra socchiuse per lo shock.

?Che c’è, mami??

Un respiro affannoso. ?Niente, Gabby. Dai, torniamo alla casa grande.?

?Si è infilata qualcosa in tasca.? Mi mordo il labbro così forte da farmi male. ?Ce ne siamo andate. Siamo di nuovo nel bosco. Ci avviamo... verso casa, credo.?

?Concentriamoci sul tuo respiro, Ryan. Stai trattenendo il fiato.?

Davvero?

Sarà per questo che mi bruciano i polmoni.

La sua voce si fa più dolce. ?Inspira profondamente, uno, due... espira lentamente, tre, quattro...?

Respiro.

Uno e due e tre e quattro...

?Arriviamo stasera. Ho appena prenotato il volo. Mamma, smettila. Ti prego. Ti spiegherò tutto non appena sarò lì con Gabby. Cosa? Per l’amor del cielo, no. No. Gabriel non viene con noi.?

E. Kennedy's Books