Thornbird(78)
?Va bene. Grazie.? Abbasso lo sguardo: stasera ho rinunciato alla mia solita felpa con il cappuccio e ho optato per un top a fiori, dei jeans attillati e un cardigan lungo. Non è chissà che outfit, ma almeno è diverso dal solito.
Lui e Chase si salutano con un cenno del capo. ?Ti dispiace se te la rubo?? biascica Everett.
?Non devi mica chiedermi il permesso? ribatte Chase.
Qualcosa nel suo tono sprezzante mi fa serrare le labbra. Idiota.
?Dai, Gemelli? mi esorta Everett. ?Balliamo.?
Senza neanche aspettare una risposta, mi trascina lontano dal falò mollando Chase lì da solo.
Mentre ci spostiamo verso la folla, però, mi giro a guardarlo: si è irrigidito, ha gli occhi ancora puntati su di noi. Alla fine, le labbra si incurvano in un sorriso beffardo e si gira dall’altra parte, come se non gliene importasse niente.
?Faccio schifo a ballare? avviso Everett.
?? un lento. Basta dondolare sul posto.? Ecco che torna quel sorriso con le fossette. Impossibile dirgli di no.
Un attimo dopo mi sta stringendo a sé. Ci muoviamo a ritmo, la sua mano tiepida sulla mia vita, le dita che tracciano cerchi delicati sulla maglietta.
?Mi sembra di non parlarti da secoli? si lamenta.
Infatti. Era quello l’obiettivo.
?Ho avuto da fare. Com’è andata la partita stasera? Avete vinto??
?Mica saremmo così felici, altrimenti? mi fa notare, indicando il gruppetto chiassoso di giocatori vicino al fuoco.
Mi fa fare una piroetta e mi stringe ancora più forte a sé, sfiorandomi l’orecchio con le labbra. ?Mi manca baciarti.?
? ubriaco. Si capisce dall’alito, dalla voce.
Eppure, non mi allontano. Continuiamo a ballare ancora per un po’. ? piacevole. Mi racconta dell’ultima cagnolina salvata da JP, un’energica barboncina che fa pipì ogni volta che si eccita. La conosco già, l’ho portata a passeggio questa settimana mentre lavoravo al rifugio. Ho capito che sarebbe finita a casa dei James non appena si è messa a piagnucolare e ho visto l’espressione di JP. Ha proprio un debole per i cuccioli.
Con la coda dell’occhio, intravedo Sofia e la sua camminata altezzosa. Incrocia il mio sguardo solo per rifilarmi un’occhiata velenosa.
?La tua ex non è contenta.? La indico con un cenno del capo.
Everett segue il mio sguardo e alza le spalle. ?Chi se ne frega.?
Alla fine della canzone, lui va a prendersi un’altra birra e io vado a cercare i miei cugini. Non voglio perderli di vista. Soprattutto voglio assicurarmi che non seguano l’esempio di Ty e che non si mettano a fare i piccoli sommozzatori nel lago Sturgeon. Per fortuna Jasmine è con Bo e Gillian, mentre Connor sta giocando a football con un compagno di squadra. Bene.
Chase è seduto da solo su un vecchio tavolo da picnic, vicino ai fusti di birra. Sta fumando una sigaretta, cosa che ho sempre trovato disgustosa. Fino a ora.
Mi sta ancora guardando.
Ma non per molto. Un attimo dopo, riporto lo sguardo su di lui e trovo la schiena di Sofia: porta un vestitino bianco un po’ troppo leggero, considerando che siamo quasi al Ringraziamento. Ovviamente le sta da Dio. Non c’è ragazzo che non stia ammirando le sue lunghe gambe. Mi accorgo infastidita che sta parlando con Chase. Ha appena riso un po’ troppo forte per qualcosa che le ha detto, e gli ha sfiorato il braccio quel tanto che basta per fargli capire le sue intenzioni.
Una scomoda sensazione si insinua dentro di me. Chase spegne la sigaretta e le sorride. Sofia si mette comoda sulle sue gambe. Ride. Si rilassa contro lui, strofina il naso sul suo collo. E lui non la allontana.
Non mi guarda più.
Everett mi raggiunge, segue il mio sguardo e ride. Lo scruto in cerca di una traccia di gelosia – in fondo, Chase ci sta provando con la sua ex – ma niente. Quindi ha chiuso davvero con Sofia. ? tutto a posto.
Perché mi dà così fastidio, allora?
Everett mi prende per mano e mi trascina verso un gruppetto di giocatori di football e cheerleader. Sono tutti in cerchio, non ho capito neanche di cosa stanno parlando. ?Sembrava un pene enorme? sta dicendo uno. Gli altri scoppiano a ridere. Devo essermi persa questa storia. La mia mente vaga altrove. E anche gli occhi. E si posano su...
Sì, sono ancora lì. Lei è ancora sulle sue ginocchia. Digrigno i denti: si è chinata per dirgli qualcosa all’orecchio. Gli sta mordendo il lobo?
Smettila di fissarli.
Ascolto la voce nella mia testa e sposto lo sguardo sull’acqua. Sembra una pozza di inchiostro nero sotto il cielo notturno. A Mar piacerebbe un sacco. Mi dispiace che sia così asociale quando si tratta di andare alle feste, ma ho capito che è solo una questione di carattere. Non è che non viene per lanciare un messaggio al resto del mondo o roba del genere. Semplicemente non le piace stare in mezzo a tanta gente. Preferisce i piccoli gruppi.
Siamo in due, d’altronde. Ora come ora me ne starei più volentieri a casa sua a guardare qualche pretenzioso film d’autore piuttosto che a una festa al lago, ma avverto uno strano senso di responsabilità nei confronti di Jasmine. Ormai è come una sorella minore. Una sorella impulsiva e melodrammatica per cui cercare cadaveri è un hobby come un altro.
Smetto di ascoltare la musica martellante, le risate fragorose, e mi concentro sull’acqua. ? così rilassante. Così immobile e...
D’un tratto, la vedo.