Thornbird(80)
Scuoto la testa. ?No, chi se ne frega. ? che non mi va di vedere la mia famiglia.?
Lui resta in silenzio per un istante e guarda la superficie buia del lago. ?Va bene. Ma non puoi rimanere qui. Si gela.?
Ha ragione. Sento già il freddo nelle ossa. Torniamo alla festa, lui avanti e io dietro, verso il prato deserto in cui ha parcheggiato la moto. Dubito che qualcuno possa vedermi montare in sella. Sono troppo impegnati a divertirsi.
Non mi rendo nemmeno conto che siamo partiti. Non sono spaventata o elettrizzata come l’ultima volta. Sono del tutto assente. Quando torno alla realtà, mi ritrovo davanti a un piccolo bungalow con una porta rossa e un giardino ben curato.
?Dai, vieni. Così ti dai una pulita? mi dice Chase.
Entriamo. Accende le luci, rivelando un ampio ingresso che dà su un soggiorno molto accogliente. La casa è immersa nel silenzio. Chiude la porta alle nostre spalle.
?E tua madre??
?Turno di notte.? Mi accompagna verso un corridoio in fondo. Si ferma davanti a un armadio per prendere degli asciugamani. ?Il bagno è sulla sinistra, se vuoi farti una doccia e riscaldarti un po’. Se mi dai i vestiti, intanto li metto nell’asciugatrice.?
Non ho intenzione di spogliarmi davanti a lui, così mi ritrovo a fare una specie di piroetta imbarazzante per superarlo e arrivare in bagno. Mi butto sotto l’acqua calda della doccia. Il peso di questi ultimi giorni inizia a farsi sentire. Continuo a vedere il volto di mia madre. Continuo a sentire le sue urla mentre rivela a mio padre di aver scoperto tutto.
?Perché c’era del sangue su quegli album da disegno? Che cosa hai fatto, Gabriel! Che cazzo hai fatto!?
?Perché non sei andata subito dalla polizia?? mormoro tra me e me, la voce sovrastata dallo scroscio dell’acqua.
Perché cavolo non l’ha fatto? Perché è tornata a casa? Perché ha prenotato i biglietti per Allentown, invece di andare dallo sceriffo? Perché non ha detto subito alla nonna cosa aveva trovato nello studio?
Mi viene in mente solo una spiegazione possibile: non ci credeva davvero. Non ancora, almeno. Forse una minuscola parte di lei sperava che ci fosse una qualche altra verità. Forse aveva paura di denunciarlo senza essere assolutamente sicura.
Mi stringo in un asciugamano gigantesco ed esco scalza in corridoio. ?Chase??
?Sono qui.?
Seguo la sua voce fino alla piccola zona lavanderia. ? in piedi accanto alla lavatrice e all’asciugatrice. Si è messo dei pantaloni della tuta ed è a petto nudo.
Mi sforzo di distogliere lo sguardo e getto i vestiti nell’asciugatrice. Chase chiude lo sportello, imposta il programma, e solo allora si gira verso di me. Stringo l’asciugamano intorno al corpo.
?Ti presto una maglietta, se vuoi.?
?No, grazie.? Di sicuro è impregnata del suo profumo inebriante, quel misto di sapone e dopobarba.
Ci spostiamo in soggiorno e lui si siede sul divano. ?Tra poco saranno asciutti. Poi ti riporto a casa quando vuoi.?
?Grazie.?
Si sposta per farmi spazio. Il divano è ammorbidito da tanti anni di utilizzo. Ci affondo dentro e mi sistemo l’asciugamano. Tra noi c’è uno strano silenzio.
? successo così tanto in così poco tempo. Solo qualche mese fa stavo per iniziare il mio ultimo semestre alla Liberty High di Allentown, la nonna era ancora viva e non pensavo quasi mai al mio vero cognome.
E ora la nonna è morta, vivo a Starling, frequento un’altra scuola. E il nome Thorn mi perseguita ovunque vada. Non potrò mai sfuggirgli.
Pensandoci, mi ritrovo di nuovo a piangere. All’inizio solo un paio di lacrime, poi sempre di più. So che Chase mi sta guardando, ma non riesco a smettere. Nascondo il viso tra le mani e soffoco un singhiozzo.
Lui non dice una parola, ma fa qualcosa di inaspettato. Mi stringe tra le braccia.
Ed è bellissimo. Non mi sento più sola al mondo.
Everett mi chiedeva costantemente se andasse tutto bene e doveva riempire ogni singolo silenzio. Chase invece non parla. Mi abbraccia, mi lascia piangere.
?Scusa. Non so perché sto piangendo. Non è perché pensavo di aver visto un corpo nel lago. ? solo che...?
Lascio la frase a metà e lui non insiste.
?Anch’io voglio andarmene di qui? sussurro. ?Dopo il diploma.?
Chase non risponde, ma quando incrocio il suo sguardo mi sembra di vedere qualcosa. Comprensione. Mi capisce al cento per cento. Quindi continuo a parlare.
?Odio questo posto. Voglio bene alla mia famiglia e alle persone che ho conosciuto, ma ho come la sensazione che starebbero meglio senza di me. Che ogni cosa che tocco finisca male. Non voglio più essere un peso per nessuno.? Mi asciugo le lacrime. ?So che non mi credi, ma ci tengo davvero a Everett. Non nel modo in cui vorrebbe, tutto qui. Ed è proprio perché ci tengo che so di non poter stare con lui.?
Si sporge verso di me. ? così vicino che sento il suo respiro sulla pelle. ?E dove vorresti stare??
Non so come rispondere. So solo che è da una vita che un ragazzo non mi fa sentire così.
Ed è per questo che prendo la scelta peggiore possibile.
Mi lecco le labbra.
Lui se ne accorge. Ovvio, non siamo neanche a dieci centimetri di distanza.
Mi studia come per decidere da dove cominciare a divorarmi. ? lo stesso sguardo che ha rivolto a Sofia poco fa. Forse è andato a letto con un sacco di ragazze e io sono solo una delle tante. Poi, però, allunga la mano e mi sposta una ciocca di capelli bagnati dalla spalla. Il suo sguardo cerca il mio. All’improvviso non m’importa più di niente.