Thornbird(79)



Una sagoma pallida, proprio dove non arriva la luce della luna.

All’inizio penso che sia un gioco di riflessi. Poi, però, si muove. La sagoma si muove. Sta galleggiando.

Il battito accelera. Intravedo la lieve curva di quella che credo sia una spalla. E c’è qualcosa che fluttua lì accanto... Braccia? Capelli?

Oh mio Dio.

L’orrore mi stringe la gola.

? un corpo.





33





Il posto giusto




SENZA pensarci due volte, mi allontano dal gruppo e mi tuffo nell’acqua bassa. Non mi accorgo neanche che mi sto inzuppando le scarpe. Mi addentro nel lago. Sono spinta dal panico, non dalla ragione.

?Ryan!? grida qualcuno.

L’acqua fredda mi avvolge le caviglie, le ginocchia, le cosce, ma continuo ad avanzare. ?C’è qualcosa!? urlo di rimando, a chiunque mi stia ascoltando. ?Credo sia un corpo!?

Un trambusto alle mie spalle. Passi. Grida.

?Ryan!? ? Jasmine.

L’acqua mi arriva alla vita. Mi spingo in avanti, ora camminando ora nuotando, verso la figura galleggiante.

Appena la raggiungo, una mano mi afferra la spalla e mi tira indietro. ? Everett, ha gli occhi sgranati dalla preoccupazione.

?Ma che stai facendo!? urla.

?C’è un corpo! Guarda, è...?

? un tronco.

Espiro tutta l’aria che ho.

Il ?corpo? è solo un grosso pezzo di legno avvitato su sé stesso, in cui sono rimaste incastrate delle alghe. I filamenti gialli e marroni si protendono verso di me, galleggiano come lunghe ciocche di capelli.

?Pensavo...? Le parole mi muoiono sulle labbra. L’adrenalina svanisce, lasciando solo un imbarazzo pungente.

Everett mi riporta a riva. Barcolliamo sulla sabbia, bagnati fradici. Mi raggiungono delle voci. Mia cugina corre verso di me.

?Oh mio Dio! Stai bene??

?Sì? mormoro. ?Mi dispiace. Mi era sembrato di vedere un corpo nell’acqua.?

Intorno a noi scoppia un coro di risate. Anche Kabir mi raggiunge e mi mette un braccio intorno alle spalle.

?Gesù, Ryan, quanto hai bevuto??

?Io...? Non riesco a riprendere fiato, a liberarmi del panico che mi serpeggia ancora nelle vene.

Porto una mano al collo con un gesto istintivo, di conforto. Ma la collana non c’è. Da mesi, ormai. Tra le dita, stringo solo il colletto bagnato della maglia.

Con un sospiro sconfitto, mi scosto le ciocche umide dalla fronte e mi giro verso Everett. ?Sei tutto bagnato. Mi dispiace da morire.?

?Non fa niente.? Mi studia attentamente. ?Sicura di star bene??

No.

?Sì. Non so perché ho dato di matto in quel modo.?

?E poi sarei io quella melodrammatica? mi sfotte Jasmine con un sorrisetto.

Provo a ricambiare, ma la mia faccia si rifiuta di collaborare.

?Se vuoi cambiarti, in macchina ho i vestiti per la palestra? mi dice Kristy, la sorella maggiore di Gillian. ?Sono puliti.?

?Grazie.?

?? già aperta? aggiunge. ?La borsa è nel baule.?

?Vengo con te? si offre Jasmine.

Scuoto la testa. ?No, tranquilla. Faccio da sola. Almeno nessuno mi vedrà morire di imbarazzo.?

Kab si mette a ridere, ma Connor mi stringe la spalla. ?Ci stava sbagliare. Quel tronco era super inquietante.?

Altre risatine.

Mi allontano dal gruppo e risalgo lungo il pendio. Kristy e Gillian ci hanno dato un passaggio per la festa, quindi so già dov’è la macchina. Ma non è lì che sto andando. Una volta al riparo dai loro occhi, inizio a correre sulla sabbia. Non me ne frega niente se il cardigan è bagnato fradicio e le scarpe gonfie d’acqua.

L’erba alta mi sbatte contro le gambe e qualcosa di appuntito mi graffia il braccio, ma non mi fermo. Corro ancora più veloce. Vorrei tuffarmi di nuovo, lasciarmi prendere dalle alghe, farmi trascinare giù.

Mi guardo intorno per essere sicura che non ci sia nessuno.

Solo allora mi arrendo alle lacrime.

Forse prima ho esagerato. Ma a pensarci bene, la mia reazione era davvero così fuori luogo? Siamo pur sempre a Starling. Il terreno di caccia di mio padre. Sarebbe stato così assurdo se un cadavere fosse tornato a galla per davvero? Forse Ty ci ha visto giusto. Forse è vero che il fango e il limo si spostano e si depositano a seconda del periodo dell’anno, e che i cadaveri del passato potrebbero tornare alla luce.

Mi asciugo le lacrime, ma le palpebre bruciano come non mai. Mio padre ha distrutto un sacco di vite. ? un cancro che ha contagiato tutta la città. ? il mio cancro. Ho il suo stesso sangue. Se la gente qui alla festa sapesse chi sono, mi manderebbe via a calci.

Sento dei passi. Chissà perché, non mi sorprende vedere Chase tra le erbacce. Sotto la luce della luna, i suoi lineamenti sono ancora più severi, come scolpiti nella pietra.

?Stai bene?? mi chiede, scontroso.

Per un po’ rimango in silenzio, perché qualunque risposta sarebbe solo un’altra bugia.

?No? sussurro infine.

Rabbrividisco per colpa dei vestiti bagnati. Chase si toglie la felpa e me la passa. ?Tieni. Metti questa.?

Me la infilo. Ha l’odore del falò e del suo shampoo.

?Ti accompagno a casa, dai.?

A casa. Come se ce l’avessi davvero.

?No.?

Sospira. ?? per la trappola mortale??

E. Kennedy's Books