Thornbird(83)



JP, che sta contando gli articoli sul bancone, mi lancia un’occhiata pensierosa. Finisco l’ultima unghia e si schiarisce la voce. ?Sai... mi ricordi molto Leah.?

Raddrizzo la schiena, colta alla sprovvista. Non parla quasi mai della sua defunta moglie. ?Davvero??

?Aveva la tua stessa pazienza, ma con un cuore d’acciaio. Faceva sempre la parte della dura, ma sotto sotto...? Scuote la testa, con un sorriso perso nel vuoto. ?Era una tenerona, per quanto provasse a nasconderlo. A vederla non l’avresti mai detto. Porca miseria, quanto era riservata. Ma quando decideva di aprirsi... diventava tutta un’altra persona. Era come se aprisse una porta soltanto per te.?

Abbasso lo sguardo sul tagliaunghie. Non so che dire. Conosco solo qualche frammento della storia di Leah. ? come se fosse esistita a metà.

Soltanto una cosa so per certo, ed è che l’ha uccisa mio padre.

?Come hai fatto ad andare avanti dopo l’omicidio?? provo a chiedergli. ?E come fai oggi, non sapendo dove si trova??

JP sospira. ?Ogni volta che ci penso mi sento morire, questo non posso negarlo. Ma... non potevo non andare avanti. Avevo due bambini che avevano perso la loro mamma. Se mi fossi lasciato andare, il dolore mi avrebbe mangiato vivo. Mi avrebbe allontanato da Everett e Nikki proprio quando avevano più bisogno di me.?

Annuisco piano. ?Lo capisco.?

?A volte bisogna scegliere per chi vivere. Leah non vorrebbe vedermi pieno di rancore, a caccia di fantasmi. Mi vorrebbe presente per i ragazzi.?

Una fitta di dolore mi attraversa il petto. Non posso che vedere JP sotto una luce diversa, pensando a quanta forza dev’essergli servita per superare la morte della moglie.

Esito prima di porre un’altra domanda. ?Te la sei presa perché ho rotto con Everett??

JP mi lancia uno sguardo curioso. ?Se me la sono presa?? ripete. Un sorriso gli incurva gli angoli della bocca. ?Ryan, la vita sentimentale di mio figlio riguarda lui, non me.?

?Davvero??

?Davvero. Qualunque cosa succeda tra voi due, sono questioni vostre.?

Non so bene che risposta mi aspettassi, ma provo uno strano sollievo nel sapere che non mi odia per aver lasciato suo figlio.

?Siete ancora giovani? continua. ?Avete tutta una vita davanti, tutta una strada da fare per capire chi siete e cosa volete. Ev è un bravo ragazzo, ma non è perfetto. Non lo sei tu e nemmeno io. Nessuno lo è. Fa parte del percorso che tutti dobbiamo affrontare, a prescindere dalla persona che abbiamo al nostro fianco. L’importante è che siate sinceri, anche se è complicato.?

Sospiro e rilasso appena le spalle. ?Grazie.? Mentre riportiamo Rambo nella sua cuccia, mi torna in mente un altro dubbio che sto cercando di ignorare dalla sera della festa. ?Che ne pensi di Chase??

Una pausa. Poi, JP mi lancia uno sguardo complice e ridacchia. ?Mmm, Chase??

Sento una vampata di calore risalirmi lungo il collo. ?Che c’è??

?Vuoi che ti dica di stare lontana da lui??

?Non so cosa voglio sentire? ammetto. ?Solo la verità, immagino.?

Riflette per un attimo. ?? un bravo ragazzo. Molto diffidente, ma leale. Onesto. E si prende cura delle persone a cui tiene.?

?Davvero??

?Sempre. ? così, con quelli come lui. Quando vogliono bene a qualcuno, lo fanno fino in fondo.? Mi rivolge un sorriso. Dolce, quasi paterno. ?Se vuoi la mia, è uno che vale la pena conoscere.?

Cerco di rimanere neutra, ma il sollievo dev’essere evidente, perché mi fa l’occhiolino.

?Però non spezzargli il cuore, okay? Un ragazzo imbronciato basta e avanza.?





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Buone feste, Gabrielle




PASSO quasi tutto dicembre a lavorare sul progetto finale di fotografia. Un po’ mi dispiace che il semestre stia finendo e che il corso del professor Hicks non continui anche per il resto dell’anno. In compenso, me ne aspetta uno di arte multimediale che non sembra male.

La mattina della vigilia di Natale prendo la macchina per andare in centro e scambiare i regali con Mar. Lo facciamo oggi perché deve partire con i suoi e torneranno a Starling solo alla fine delle vacanze.

Siamo sedute l’una di fronte all’altra nella tavola calda e scoppiamo a ridere, perché ci siamo fatte lo stesso identico regalo: una foto incorniciata.

?Tra geni ci si intende? commenta Mar con una risata.

Ammiro la foto che mi ha regalato. Ricordo ancora quando l’ha fatta: era autunno, le foglie di un bel rosso acceso.

?La adoro.?

?Anch’io? risponde, guardando la mia.

? una delle mie preferite. Sullo sfondo c’è l’alba delle Smoky Mountains, in primo piano tre zigoli indaco in volo.

?Ship, sai che sei un bell’osso duro? ? difficile conoscerti davvero.?

Il mio sorriso vacilla. Le parole di Mar non sono accusatorie, ma gentili. La sua è più che altro un’osservazione. ? la verità nascosta tra le righe a mettermi a disagio.

?Già. Idem per te? ribatto, cercando di alleggerire l’atmosfera. ?? un miracolo che siamo amiche.?

Si sporge sul tavolo per prendermi la mano. ?Sono felice di averti conosciuta. A prescindere da cosa nascondi sotto la corazza.?

Ci salutiamo davanti all’entrata del locale e torno a casa in macchina. In cucina fa caldo, l’aria è satura del profumo di rosmarino e salvia, allegre canzoni natalizie risuonano da un altoparlante bluetooth.

E. Kennedy's Books