Thornbird(84)


Mi avvicino a Maggie. ? al bancone, sta finendo l’impasto per la crostata e intanto canticchia tra sé e sé. Gli Shipley fanno il cenone la sera della vigilia e non quella di Natale, come vogliono le tradizioni famigliari di Dan.

?Che profumino? dico. ?Serve una mano??

?No, tesoro. Ci penso io.?

La guardo preparare la cena con una sensazione dolceamara sulla lingua: questo è il primo Natale senza la nonna. La sua assenza è come un enorme buco nero nel mio cuore. Mi manca. Cosa non darei per ascoltare di nuovo la sua voce.

A differenza del Ringraziamento, la cena di stasera è più introspettiva. Persino Jasmine, che di solito è chiassosa e melodrammatica, mangia in silenzio. Con la mente è lontana anni luce. Questa settimana si è vista con Bo, il compagno di squadra di Connor. Hanno fatto tira e molla per tutto il semestre – per come la vedo io, lui la sta solo prendendo in giro – e adesso pare che siano tornati insieme. Di nuovo.

Dan mette giù la forchetta, si schiarisce la voce e alza il bicchiere. ?Vorrei proporre un brindisi per le feste. A Ryan.?

Sentendo il mio nome, alzo di scatto la testa. ?Io??

?Sì, tu.? Sorride e solleva ancora il bicchiere. ?Sono davvero grato che tu sia qui con noi. Dico davvero. Ricordati sempre che sei parte di questa famiglia.?

Annuisco, lottando contro il magone. Tutti gli altri mormorano in assenso. Connor mi dà una gomitata con un sorrisetto, Jasmine è raggiante, ma il peso che sento dentro non se ne va.

Dopo cena, ci riuniamo in salotto per un’altra tradizione di casa Shipley: ogni anno, estraggono a sorte due bigliettini da un cappello di Babbo Natale pieno di titoli di film natalizi. Quest’anno, a me l’onore: guardiamo Elf, super approvato da tutti, e Die Hard, che scatena un acceso dibattito tra Dan e Maggie sulle caratteristiche che un film deve avere per essere considerato ?natalizio?.

?Daniel, è ambientato il giorno della vigilia di Natale, durante una festa aziendale di Natale! Più natalizio di così si muore? urla Maggie. Io e i gemelli scoppiamo a ridere. Non sapevo che fosse un tema così sentito, in questa casa.

Far parte di una famiglia è... bellissimo, cavolo. Eppure, nonostante l’allegria delle feste, i finti litigi e lo zabaione alcolico che Maggie ci ha fatto bere, il dolore che ho nel petto resta lì.

Quando la casa è immersa nel silenzio, tiro fuori la valigia da sotto al letto e cerco l’album a tentoni. Poi esco in punta di piedi e mi rifugio sul divano del soggiorno. Sfioro le foto. Una di mamma che fa il suo sorriso di sempre, timido e misterioso. Un’altra in cui ride. La sua risata mi riecheggia nella testa. Giro la pagina, ed eccola di nuovo lì: mi tiene in braccio da bambina e mi guarda con orgoglio.

Qualcosa si rompe dentro di me e le lacrime cominciano a rigarmi le guance.

Il dolore si fa più intenso. ? un dolore logorante, mi divora, non riesco a togliermelo di dosso. Lei dovrebbe essere qui, seduta accanto a me, a ridere e tenermi la mano come faceva sempre. Ma non c’è, e non posso riportarla indietro.

Premo la mano sulla pagina consumata, traccio i contorni del suo viso. ?Mi manchi? sussurro.

Le lacrime aumentano e trasformano le foto in macchie indistinte, sempre più confuse, finché non riesco più a vedere il sorriso di mia madre.


La mattina dopo apriamo i regali, scattiamo le immancabili foto di famiglia, e alla fine prendo cappotto e macchina fotografica. Dan mi lancia uno sguardo incuriosito, con una tazza di caffè tra le mani.

?Esci a fotografare? Anche a Natale??

?Già.? Mi metto la sciarpa e aggiungo, sperando di sembrare disinvolta: ?Ti dispiace se prendo il pickup? Potrei stare fuori anche tutto il giorno, però?.

?Tranquilla, non vado da nessuna parte. Le chiavi sono all’ingresso. Divertiti.?

Mi avvio, cercando di non sentirmi troppo in colpa per questa mezza verità. Mi allontano da casa e mando subito un messaggio a Chase.

Io: Arrivo.



Quando parcheggio, lo trovo sotto il portico a fumare una sigaretta. ?Non pensavo venissi davvero? esordisce mentre salgo i gradini.

Alzo le spalle e lo supero per rifugiarmi nel calore dell’ingresso.

?Non potevo mica farti passare il Natale da solo a piagnucolare. Il solo pensiero mi deprimeva.?

Lui schiaccia il mozzicone nel posacenere sulla ringhiera e fa una mezza risata. ?Per me è un giorno come gli altri. Sono anni che mia madre fa i doppi turni durante le feste. Sono abituato a stare da solo.?

Lo seguo in salotto e ci sediamo l’uno accanto all’altra sul divano. Mi scappa una risata quando lo vedo mettersi in bocca una mentina.

?Oggi qualcuno è presuntuoso? lo sfotto.

Mi fa un sorrisetto. ?Sappiamo entrambi che sei venuta per limonare.?

?Continua a sognare, Hedlund.?

Indica la borsa con la macchina fotografica. ?Hai fatto foto, oggi??

?No, forse più tardi. Ti va di vedere quelle della settimana scorsa??

Annuisce. Prendo la macchina fotografica e mi avvicino. ?Le ho fatte tutte sui sentieri intorno a casa di Mar.?

Si sporge per guardare lo schermo. ?Niente male.?

?“Niente male”? Tutto qui? Questa è arte, Hedlund.?

Ride, un suono profondo che mi fa sentire le farfalle nello stomaco. ?Non tutti sono fan degli alberi e dei laghi. C’è chi preferisce l’azione, per esempio.?

A quel punto, mi strappa la macchina fotografica dalle mani.

E. Kennedy's Books