Thornbird(90)



Sono io.

Trattengo un sussulto di stupore. Come diavolo ha fatto ad averla? Sono sicura che fosse chiusa nelle scatole della nonna, quelle che Maggie ha fatto mettere in un deposito.

?Fatemi dire due parole su Gabrielle. Suo padre ha ucciso sei donne. Sette, se contiamo sua madre. Ma la domanda è: chi è lei, veramente? ? solo un’altra vittima o nasconde qualcosa di più oscuro? La verità è più vicina di quanto pensiate...?

La foto della neonata lascia il posto a quella di una bambina piccola. Ha dei ciuffi di capelli rossi, un vestito giallo, ed è aggrappata alla gamba di suo padre.

Ogni centimetro del mio corpo è in fiamme. Ogni muscolo è teso, ogni nervo attraversato dall’adrenalina. Potrei vomitare o svenire da un momento all’altro. I miei cugini non hanno idea di ciò che sta succedendo dentro di me. Jasmine ha smesso di imprecare contro Zed per aver rovinato il video dell’annuario, e ora sia lei sia Connor hanno lo sguardo puntato sullo schermo, ignari che il mondo mi stia crollando addosso.

La presentazione continua. Una foto dopo l’altra, anno dopo anno. La mia infanzia scorre sotto gli occhi di tutti. La palestra è immersa nel silenzio. Tutti fissano lo schermo. Persino Sofia e i professori non hanno più tutta questa urgenza di rimproverare Zed, che ha un’espressione compiaciuta stampata in volto.

?All’anagrafe era Gabrielle Thorn? racconta con voce grave. La foto successiva sfuma in quella di un certificato di nascita.

Il mio.

L’inquadratura si restringe su due parole. Gabrielle Thorn.

?E poi, quando aveva sette anni...? Un’altra pausa drammatica. ?Ha smesso di esistere.?

Nella foto successiva ci sono io a quell’età. Lo schermo si blocca di nuovo e mi ritrovo a fissare me stessa in seconda elementare. Mi mancano i due denti davanti.

Mi guardo intorno, disperata, alla ricerca di una via di fuga, ma ogni uscita sembra lontana chilometri. Le porte della palestra, le finestre, la gente... Niente di tutto questo ha importanza. Non riesco a staccarmi dalla voce di Zed.

?Ma le persone non spariscono nel nulla, no? Al limite possono reinventarsi.?

La Gabrielle di sette anni lascia spazio a un’altra fotografia. Una ragazza dai capelli ramati, in jeans e anfibi.

Io.

Deglutisco. Cerco di reprimere il panico, ma cresce, si infittisce, mi stringe la gola come un groviglio di rampicanti, minaccia di soffocarmi. Mi volto di scatto verso le porte della palestra. Devo andarmene di qui. Devo sparire.

Appena faccio un passo, però, Jasmine mi afferra la mano e mi tira indietro.

?Ryan?? Fissa prima me, poi di nuovo lo schermo. ?Cos’è questa storia??

Un’altra immagine. Il colpo di grazia. La foto si trasforma nell’immagine di un foglio. La richiesta ufficiale per cambiare nome, compilata da mia nonna.

Il video mostra prima il mio vecchio nome, Gabrielle Thorn.

Poi quello nuovo.

Ryan Mayfair.

Il mondo inizia a girare. Vedo tutto sfocato tranne il mio nome sullo schermo. Le luci si accendono di colpo, il proiettore si spegne. La palestra si riempie di esclamazioni e sussurri. Mille volti diversi si girano verso di me. Stanno mettendo insieme i pezzi.

Il mio segreto non è più un segreto.

Non respiro. Gocce di sudore mi bagnano la nuca. Il cuore mi batte così forte da nascondere tutto il resto.

Prima che possa scappare, l’uomo del momento sale sul palco, il microfono in mano e un sorriso stampato in faccia.

?Ehi, Ryan? mi chiama, sorridendo ancora non appena mi individua tra la folla. ?O dovrei dire Gabrielle??

Barcollo all’indietro, senza parole. Riesco solo a vedere le facce sbalordite dei miei cugini, dei miei compagni di classe. Di Everett. Tutta questa fatica per tenerli all’oscuro. Nell’istante prima che il peso della verità li colpisca e che lo shock si rifletta sui loro volti, tutto dentro di me va in frantumi.

Non posso tornare indietro.

Le loro espressioni cambiano. Si trasformano in orrore, disgusto, rabbia. Guardo Connor e Jasmine. Preferirei essere da qualunque altra parte al mondo, ma non qui. In una sala delle torture, piuttosto. Non so se uscirò viva da questa palestra.

I lineamenti di mia cugina si contraggono per la rabbia. ?Ci hai mentito! Per tutto questo tempo, eri... sei... Zio Psycho è tuo padre??

Connor non mi accusa subito, ma il suo sguardo sospettoso non promette bene. ?? vero, Ryan??

?Certo che è vero? esclama Zed al microfono. ?So che mi guardate tutti dall’alto in basso, che per voi sono solo un dilettante, ma Free the Sparrows sa quello che fa. Ryan Mayfair è Ryan Shipley. Non c’è nessun padre in Europa. Viveva con Annette Mayfair ad Allentown, Filadelfia, finché lei non è morta.? Il suo tono si fa ancora più arrogante. ?La stessa Annette che è anche la madre di Maggie Shipley e Sarah Thorn.?

Ignoro la voce stridula di Zed e imploro i miei cugini con lo sguardo. ?Mi dispiace da morire.? La mia voce è flebile, spezzata dal peso della loro incredulità. ?I vostri genitori mi hanno fatto promettere di non dirvelo. Pensavano che se lo aveste saputo...?

Prima che possa finire, qualcuno mi dà uno schiaffo. Forte.

Barcollo all’indietro per il dolore. Sarà stata Jasmine, suppongo.

Invece è Nikki.

La sorella di Everett mi si avventa contro, furiosa. ?Tuo padre ha ucciso mia madre e non pensavi che meritassimo di saperlo? Stronza di merda!?

E. Kennedy's Books