Thornbird(93)



?Sono qui solo per avere delle risposte.?

?Stai scherzando?? Faccio un passo in avanti, le mani strette a pugno. ?Mi hai gettato in pasto ai cani per qualche visualizzazione in più. Le risposte non c’entrano niente. Se ti interessasse davvero la verità, invece di farmi gli agguati a casa mia, saresti là fuori alla ricerca di quelle donne, o quantomeno di un modo per aiutare le loro famiglie. Natalie Singh, Benjamin White, tutti gli altri.?

Per una volta nella vita, sembra davvero che Zed abbia incassato il colpo. Abbassa lo sguardo, fissa le sue Converse logore, poi sospira. ?Forse ci sono andato giù troppo pesante, okay, ma ormai non ci posso fare niente. E in ogni caso il mondo non si dimenticherà di te, Ryan. ? meglio se racconti la tua storia con la tua voce, prima che lo faccia qualcun altro.?

?Grazie, ma non ho bisogno di consigli da parte tua.?

Sto per girarmi e andarmene quando mi viene in mente una cosa. Incrocio le braccia e lo guardo sospettosa.

?Ieri sera all’intervista hai detto che hai capito chi ero dopo avermi vista insieme all’agente dell’Fbi. ? vero? Ci sei arrivato in quel momento??

?Sì, perché??

?Non prima?? insisto. ?Quando mio padre si è suicidato non lo sapevi? Non sei stato tu a mandarmi quei messaggi??

?Quali messaggi??

?Quelli in cui dicevi che sapevi chi ero, e che l’avresti rivelato a tutti se non avessi smesso di cercare i corpi.?

Mi fissa, disorientato. ?Ti giuro che non so di cosa parli.?

?Sei sicuro??

?Perché avrei dovuto minacciarti?? mi risponde, sempre più perplesso. ?Cercando i corpi mi facevi solo un favore. Se li avessi trovati, avrei avuto il mio scoop. Non ti avrei mai sabotata.?

Odio ammetterlo, ma gli credo. Ha ragione. Se i corpi saltassero fuori, Free the Sparrows avrebbe solo da guadagnarci.

?Ryan? fa lui, e per la prima volta da quando è arrivato c’è un accenno di rimorso nella sua voce. ?Mi dispiace di averti messo nella merda. Mi sono lasciato trasportare.?

?Trasportare? Mi hai distrutto l’esistenza, Zed.? Scuoto la testa disgustata. ?E adesso fuori da casa nostra.?

Torno dentro sbattendomi la porta alle spalle.


La mattina dopo, quando pensavo che le cose non potessero peggiorare, suona di nuovo il campanello. Questa volta sono sola in casa, forse è meglio non rispondere. Ci penso su per un po’, ma qualcosa mi spinge a muovermi. Apro la porta e mi ritrovo a tu per tu con Natalie Singh.

?Ciao? balbetto, completamente spiazzata.

?Ciao. Credo che dovremmo parlare.?

In qualche modo riesco ad annuire. ?Ehm. Certo, okay. Vuoi entrare??

Annuisce anche lei.

Mi faccio da parte per lasciarla passare, poi la porto in salotto. Si mette a sedere su una poltrona, proprio sul bordo, e io mi siedo su quella di fronte. Sono un fascio di nervi. Il silenzio si protrae per un po’, e più Natalie se ne sta lì immobile, più io vado in ansia.

?Perché non l’hai detto a nessuno?? mi chiede alla fine. La sua voce non è accusatoria, ma nemmeno gentile. Solo... neutra. Non me l’aspettavo.

Deglutisco, ho la gola troppo secca per parlare. ?Mia zia non voleva. Aveva paura di quello che sarebbe potuto succedere. E per la verità ha fatto bene a consigliarmi di mantenere il segreto. Non volevo essere giudicata per qualcosa che non ho fatto. Volevo solo vivere una vita normale.?

?Normale?? Una leggera emozione – rabbia, forse? – le solca il volto. ?Tuo padre è... era... un mostro. Ha ucciso mia madre. Ha ucciso tua madre. E pensi di poter avere una vita normale??

Mi agito. ?Lo so, sono stata egoista. Ma non volevo che la gente mi vedesse solo come sua figlia e niente di più. Anche tu, adesso, mi vedi solo per il legame che ho con lui. Ma io non sono lui.?

La sua espressione si addolcisce. ?Lo so. Ma... capisci cosa significa vivere nella sua ombra, vero??

Faccio di sì con la testa, perché non sono sicura di riuscire a parlare in questo momento.

?Anche io. Da quando mia madre è scomparsa, ho vissuto ogni giorno nell’ombra di ciò che ha fatto tuo padre. Mia madre non c’è più, e l’unica cosa a cui posso aggrapparmi sono questi frammenti di verità. ? come dare la caccia a un fantasma.?

Mi mordo il labbro, la vergogna e il senso di colpa mi bruciano dentro. ?Mi dispiace così tanto. Vorrei poter fare qualcosa.?

?Non ho bisogno che tu faccia qualcosa per me. Però hai delle risposte che nessuno di noi avrà mai, e credo che sia tuo dovere darcele. Ce lo devi.?

Il panico mi monta dentro. ?Ma io non ho nessuna risposta. Te lo giuro, Natalie, non so dove ha nascosto i corpi.?

?Non è quello che mi hanno detto.?

Mi irrigidisco. ?Cosa??

?Io e mio padre abbiamo parlato con uno degli agenti dell’Fbi assegnati al caso, l’agente Kulpa. Sappiamo della lettera di addio che Gabriel Thorn ha lasciato prima di suicidarsi. E sappiamo che ha chiesto a sua figlia di custodire i resti.?

?Non so perché abbia scritto quelle cose? ribatto con un filo di voce. ?Io non so niente.?

?Forse invece sì? insiste. ?Forse hai visto qualcosa, hai sentito qualcosa, ma non hai ancora collegato le cose. E ora potresti riuscirci.?

?Ci ho provato? ammetto. ?Quelli dell’Fbi mi hanno convinto a tentare con l’ipnosi. Ho fatto due sedute, ma non funziona.?

La sua voce si fa amara. ?Io vado in terapia da quando mia madre è morta e ti posso assicurare che ci vogliono molto più di due sedute per ottenere qualche risultato.?

E. Kennedy's Books